DONALD TRUMP E L’INCITAMENTO ALL’INSURREZIONE

Donald Trump ha giocato la sua ultima carta, quella di una insurrezione che ha sconvolto il Campidoglio di Washington, occupato da una fitta plebaglia di dimostranti trumpiani, incitati alla rivolta dal presidente. Quando la violenza ha stravolto la sessione convocata per omologare l’elezione di Joseph Biden, il presidente ha assistito alla rivolta dinanzi alla televisione, senza intervenire per convincere i suoi sostenitori ad abbandonare il Campidoglio ne’ tanto meno per ordinare alle forze dell’ordine di usare metodi duri ma necessari per salvaguardare il vice presidente, senatori e deputati minacciati dall’invasione dei due palazzi del Congresso. Il vergognoso comportamento del capo dell’esecutivo che non ha mosso un dito per arrestare il tumulto al Campidoglio e’ stato paragonato al giorno in cui Trump si reco’, bibbia in mano, ad una chiesa nella piazza di Lafayette, scortato da un forte nucleo di agenti e militari che non esito’ ad usare gas lacrimogeni e manganelli contro una folla di giovani, bianchi e di colore, che dimostravano pacificamente contro le ingiustizie subite dalla popolazione di colore. La differenza oggi era che i rivoltosi erano tutti bianchi, armati e noncuranti di misure punitive, in quanto praticamente autorizzati alla rivolta da un presidente che dopo aver perso l’elezione aveva lanciato un vero e proprio assalto alle leggi e alle tradizioni che regolano la vita di una democrazia. La condotta del presidente Trump, che incita all’insurrezione e getta benzina sul fuoco di un movimento di protesta armata nella capitale, passera’ agli annali della storia dell’America. Dinanzi agli occhi del mondo gli Stati Uniti sono apparsi come una repubblica di banana.
Trump si e’ fatto vivo solo quando le forze di polizia, rafforzate con increscioso ritardo, erano riuscite a contenere l’invasione del Congresso. Ha fatto il minimo
he i suoi consiglieri imploravano che facesse, esortando i suoi seguaci a tornare a casa. Nello stesso breve messaggio registrato, Trump ha ripetuto la denuncia di frodi elettorali che lo avrebbero “derubato”
ella presidenza. In sostanza, pero’, il presidente ha giustificato la rivolta dichiarando” “Io so quel che sentite, ma tornate a casa in pace”. L’insurrezione che ha portato la violenza nelle aule del Congresso verra’ studiata a lungo non solo per i danni arrecati da una presidenza che molti ormai giudicano criminosa, ma per la stupefacente sottomissione a Trump di un partito, quello repubblicano, che ha dimenticato le sue tradizioni di garantismo costituzionale. Nella ossessionante ricerca di appoggio politico alle disperate asserzioni di frodi elettorali, Trump ha condotto il partito repubblicano all’orlo del baratro. La prima drammatica conseguenza e’ stata il tracollo registrato elettorale nella Georgia, uno stato che per generazioni ha votato repubblicano.
Dopo aver perso la contesa presidenziale nello stato, Trump ha scavato il terreno sotto i piedi dei due candidati senatoriali del suo partito come risultato di un’odiosa accusa al governatore repubblicano dello stato di non aver “trovato” undicimila voti con i quali avrebbe sopravanzato i suffragi per Biden. La conseguenza e’ che i due candidati democratici, il Pastore nero Raphael Warnock ed il giovanissimo ebreo Jon Ossoff, hanno conquistato i due seggi che portano a cinquanta il contingente democratico al senato. Di fatto, il partito democratico disporra’ della maggioranza perche’ la vice presidente Harris depone il cinquantunesimo voto contro i cinquanta dei repubblicani. Era dal 2014 che i democratici dovevano subire le imposizioni del leader repubblicano Mitch McConnell che popolava le corti nazionali di adepti giudici conservatori.
Tra l’altro, McConnell aveva indecorosamente bloccato la nomina del giudice Merrick Garland alla corte costituzionale. Oggi il giudice Garland e’ stato nominato Attorney General (Ministro della Giustizia) dal presidente eletto. L’arrivo dei due senatori demcratici permettera’ sin da adesso ai democratici
di affrontare piu’ vigorosamente la drammatica problematica del Covid 19, superando l’opposizione repubblicana a nuove misure finanziarie e sanitarie. Ma il problema piu’ assillante al moment e’ che contrariamente all’appello del presidente, i rivoltosi non sono tornati a casa ma sono rimasti asserragliati attorno al Campidoglio, costringendo le autorita’ cittadine a mobilitare la Guardia Nazionale per forzare lo sgombero dei dimostranti. Finalmente, e’ giunto anche il momento della FBI, che non era presente quando i rivoltosi hanno commesso crimini dentro e fuori i palazzi del Congresso. Infine, ha avuto notevole eco l’intervento del Presidente Eletto Biden che ha fortemente condannato la violenza bollandola come una “insurrezione” e chiedendo vigorosamente al presidente Trump di porre fine all’assedio del
Campidoglio. Ha detto Biden: “Nelle migliori circostanze, le parole di un presidente possono ispirare. Nelle peggiori, possono creare un incitamento”. Ora ci si aspetta che senatori e deputati possano completare la sessione di omologazione delle certificazioni elettorali, accantonando le perverse obiezioni di un settore di parlamentari repubblicani. La de-escalation sara’ facilitata dalla proclamazione del coprifuoco nel Distretto di Columbia a partire dalle 18 di mercoledi ora locale. Ed infine, va registrato che da piu’ parti si leva un appello ad applicare il Venticinquesimo Emendamento della costituzione che prevede la rimozione di un residente dall’incarico a seguito di una dichiarazione scritta del Vice Presidente e di una maggioranza del gabinetto secondo cui il presidente e’ “incapace di esercitare i poteri e i doveri del suo incarico”. Da notare che l’emendamento in questione era stato approvato per casi di incapacita’ fisica o mentale, ma nulla esclude che possa essere invocato per pesanti manchevolezze nell’esercizio del potere presidenziale. Anche nel caso di un ricorso al Venticinquesimo Emendamento – possibile ma improbabile -, Joseph Biden diverra’ presidente il 20 gennaio. Solo allora, l’America ed il mondo civile potranno tirare un grosso sospiro di sollievo.

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