UN DIBATTITO SOMMERSO DAL CAOS

E’ triste ammetterlo, ma il caos e la violenza verbale del primo, e probabilmente ultimo, dibattito elettorale tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Biden testimoniano quanto sia caduta in basso in America il rispetto di norme basilari della democrazia. Quello tra Trump e Biden non e’ stato un dibattito, ma lo sconcertante spettacolo di un “bullo” intento a schiacciare il suo avversario politico interrompendolo in continuazione e ricorrendo ad insulti come quello di “drug addict” (drogato) rivolto al figlio. Per quanto sia corretto attribuire la vittoria al candidato democratico, che ha mantenuto un comportamento esemplare rivolgendosi principalmente agli elettori, non si puo’ dire che il dibattito abbia avuto un vincitore, ma solo un perdente: l’America. Di fatto, il presidente Trump si e’ rifiutato di confermare che per due anni ha pagato 750 dollari di tasse federali sostendendo invece di aver versato “milioni di dollari” di tributi, senza specificare come e quando. Dopo aver ripetutamente accusato
Biden di essere uno strumento nelle mani della “sinistra radicale” dedita alla violenza negli stati controllati dai democratici, il presidente repubblicano si e’ rifiutato di condannare i “suprematisti bianchi” responsabili di violenze e sopraffazioni, protagonisti di scontri come quello di Charlottesville. In questo caso rimasto famoso, Trump aveva dichiarato che i suprematisti intervenuti in quel teatro di contesa erano “very fine people” (gente per bene). Ma quel che rimarra’ impresso nella memoria di chi ha assistito al dibattito di Cleveland e’ la pervicacia con cui Trump non ha permesso a Biden di presentare le sue vedute nei periodi di due minuti concessi a ciascun candidato, fino al punto di urlare ignorando la richiesta del moderatore di astenersi dall’interrompere la presentazione del suo avversario.

I sostenitori di Biden nutrivano qualche preoccupazione proprio nel timore
che il loro candidato mostrasse debolezza o titubanza nel contradditorio con il presidente. Di fatto, Biden ha dimostrato una notevole capacita’ di auto- controllo ed ha reso la pariglia a Trump con una battuta che verra’ ricordata: “questo clown non mi fa parlare”. Biden ha scelto di conferire priorita’ ad un invito a votare rivolto a quegli elettori che non hanno finora inviato il loro suffragio per via postale. Ma va detto anche che il carattere rissoso ed inconcludente del dibattito non rappresenta di certo un incoraggiamento a votare per gli elettori indecisi. Non che ce ne siano molti in giro perche’ una cosa e’ certa, secondo i demoscopi, che l’82 per cento degli americani ha gia’ deciso. Moltissimi di loro hanno gia’ votato. Altrettanto certo e’ che ad onta dello spettacolo di un presidente fasullo, abbarbicato all’evasione fiscale e alla denigrazione sistematica dei suoi oppositori, la sua “base” non lo abbandonera’, ma continuera’ a giudicarlo vittima della stampa “nemica del popolo” e persino, a sentire Trump, bersaglio di un colpo di stato.

Il dibattito verteva su sei argomenti che comprendevano la corte suprema,
l’economia, la crisi del covid 19, la violenza, il razzismo e le decisioni espresse dai due uomini politici. Come prevedibile, Biden ha aspramente criticato le negligenze e l’incompetenza di Trump dinanzi al rapido propagarsi dell’epidemia del covid 19, cui hanno fatto seguito anche le proteste razziali che di fatto si susseguono. Biden ha saputo neutralizzare le accuse di Trump alle amministrazioni democratiche che secondo il presidente non hanno saputo far fronte alle violenze e ai saccheggi scatenati dalla sinistra e dagli”antifa”, uno spauracchio che il presidente tira costantemente in ballo come se si trattasse di un’organizzazione criminosa assecondata dai democratici. Biden si e’ limitato ad osservare che gli “antifa” non rientrano in alcuna associazione dedita alla violenza e che violenze sono state registrate anche negli stati retti dai repubblicani.

Un altro rilevamento che vale la pena di citare e’ che solo il 3 per cento
degli elettori intervistati ha dichiarato che l’esito del dibattito avrebbe influenzato la loro scelta di voto. Certo e’ che la condotta dei due contendenti non puo’ non aver influito su questa scelta, non proprio a favore del “bullo” prevaricatore presidenziale. Tra le frecce che Joe Biden ha portato al suo arco, quella di “bugiardo” rivolta a Trump si e’ dimostrata piu’ efficace che non quella di imbroglione fiscale, anche perche’ in questo caso “res ipsa loquitur”. Va infine segnalato che fino all’ultimo gli scherani di Trump hanno cercato di mettere in difficolta’ Joe Biden, chiedendo che si sottoponesse ad un test anti-droga e addirittura ad
una verifica per accertare che non disponesse di un microfono auricolare.
La conclusione che il “team” di Joe Biden deve aver tratto dall’avvilente
show del dibattito di Cleveland e’ che Biden non ha nulla da guadagnare
da altri due dibattiti con Trump. Joe ha tenuto testa alla volgarita’ del
presidente repubblicano e tanto dovrebbe bastare. Ad un mese dall’elezione
presidenziale, Donald Trump non sara’ in grado di recuperare lo svantaggio
nei confronti del suo sfidante, che stando agli ultimi sondaggi supera il 5
per cento. Probabilmente, sara’ piu’ meritevole di ascolto il dibattito tra una
settimana tra il vicepresidente Pence e la candidata vicepresidenziale, la
senatrice Harris. Sono molti a scommettere che la senatrice prevarra’
agilmente sull’opaca figura del vicepresidente.

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