Aspiranti democratici alla prova

Il momento piu’ illuminante del dibattito tra gli aspirantialla candidatura presidenziale democratica e’ stato quello in cui solo due di essi hanno alzato il braccio in risposta alladomanda “Chi e’ favorevole all’eliminazione deiprogrammi privati di assicurazione medica a favore di un piano gestito dal governo federale?” I due erano la senatrice Elizabeth Warren ed il sindaco di New York Bill de Blasio. La risposta stupisce perche’ accomuna la senatrice, affermatasi come la piu’ convincente aspirantedemocratica, e il sindaco newyorkese, ampiamente ritenutol’esponente piu’ collocato ideologicamente alla sinistrademocratica. Quella sinistra, affermano i commentatori diparte, che minaccia di inceppare la macchina elettorale del partito democratico. La conclusione che molti hanno trattodall’episodio e’ che il  cavallo di battaglia del senatoreBernie Sander – un sistema single payer analogo a quello in vigore nelle democrazie europee, noto come “Medicare per tutti” – e’ il tema che dominera’ la battaglia nelle prossimeelezioni presidenziali, a cominciare dal dibattito interno al partito democratico. Ma lo e’ veramente? Molti altri se lo chiedono.

La linea di frattura attorno al “Medicare for All” e’ presto detta. Nelle recenti elezioni congressuali i democraticihanno raccolto un’ampia messe di consensi presso queglielettori indipendenti ma anche tendenzialmenterepubblicani che considerano l’Affordable Care Act, meglio noto come Obamacare, il piano assistenziale piu’ confacente alle loro necessita’. Per quanto generoso possaessere, il piano “Medicare for All” comporterebbe un ripudio di Obamacare e la scomparsa di assicurazionimediche private. A parte il fatto che non sarebbe facile sconfiggere l’implacabile lobby delle compagnie diassicurazioni private. Ricapitolando, il fronte degli apostolidi “Medicare for All” e’ composto da quattro esponenti: ilsen. Sanders, la senatrice Elizabeth Warren, il sindaco diNew York de Blasio e la senatrice Kamala Harris, anche se quest’ultima ha poi corretto il tiro. Troppo pochi per influenzare in misura decisiva il dibattito democratico ma soprattutto per assicurare il coinvolgimento dell’elettorato. Un altro particolare che non depone a favore della sceltadel “Medicare for All” come strategia portante del candidato democratico alla presidenza e’ il risultato di un sondaggio volante tra i partecipanti al secondo dibattito cheha visto dieci di essi esprimersi a favore della concessionedei benefici di “Medicare for All” anche agli immigratiillegali. Discutere dei diritti degli immigrati illegali, inclusala massa che bussa alle porte dei muri fortificatidall’amministrazione Trump, e’ quanto meno un boomerang che i democratici farebbero bene ad evitare.

La verita’ e’ dunque che “Medicare for All” e’ popolarecome slogan di un futuro migliore per tutti gli americani ma come strategia legislativa non gode dell’appoggio di unamaggioranza dell’elettorato. Il dibattito su “Medicare for All” comunque conferma un dato di fatto, che il partitodemocratico e’ divenuto piu’ “liberal” ossia piu’ progressivo, anche, se non sorprattutto, come reazione al governo autocratico di Donald Trump. Una recenteinchiesta dimostra che mentre nel 2003, ossia durante la presidenza Bush, due terzi dei democratici si definivano“moderati” o
“conservatori”, oggi solo meta’ di essi si identificano sottoquesta etichetta. Il numero di coloro che accettano la classificazione di “liberal” ha toccato la punta del 46 per cento. In modo speciale, questo fenomeno puo’ esserericondotto al crescente attivismo delle donne, come ha dimostrato il voto congressuale dello scorso novembre.

La congiunzione di due fattori, la forte animosita’ neiconfronti di un presidente portato a distrurre anziche’ a costruire ed il confronto generazionale che il dibattitodemocratico ha ampiamente dimostrato, risultera’ decisivaman mano che il folto plotone di aspiranti democratici siassottigliera’ da qui fino all’avvio delle elezioni primarie. Una cosa e’ certa comunque, che la diversita’ messa in mostra dai democratici in corsa per la nomination pesera’ fortemente sugli umori di un elettorato che e’ refrattario ad un conflitto senza quartiere nel campo democratico. La frase piu’ ad effetto del dibattito e’ stata quella dellasenatrice Harris, senza dubbio la piu’ acclamata del gruppo, quando ha detto che “gli americani non vogliono assisteread una “food fight” (la scena madre del film “Animal House” con John Belushi) ma vogliono sapere come portare cibo sulla loro tavola”. Sta arrivando insomma ilmomento in cui gli elettori non trumpiani vorranno saperequali sono le priorita’ del partito democratico e come icontendenti intendono realizzarle.

 

One thought on “Aspiranti democratici alla prova

  1. Caro Marino,

    grazie di ricordarti sempre di me. Complimenti per i tuoi interessantissimi articoli! Giovanna Amaduzzi

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