Il fanatismo del rimpiazzo

Il fanatismo ormai non conosce frontiere in America. Da tempo, va ad ondate. L’ultima è quella della strage di Buffalo, nella quale dieci persone, afro-americani in particolare, sono
rimaste vittime di un suprematista bianco di diciotto anni, all’interno di un supermercato. Questi professava il suo attaccamento ad una teoria nota come “replacement theory”, secondo cui i neri, gli ebrei e le minoranze rimpiazzeranno i bianchi negli Stati Uniti. Prima di sparare, lo stragista ha
pubblicato un manifesto per spiegare di aver portato l’attacco “per mostrare agli autori del rimpiazzo che finché vive l’uomo bianco, la nostra terra non passerà mai a loro e non saranno mai sicuri”. Il vile massacro di Buffalo potrebbe essere registrato come l’ennesima esplosione di odio razziale se non
fosse per quel che rivela in termini politici di un’America dove la violenza cresce con spaventosa intensità, rendendo gli Stati Uniti il Paese tecnicamente democratico dove tutti gli abitanti sono in maggior pericolo. L’aspetto peggiore è decisamente questo: l’ex presidente Trump, il partito repubblicano, la catena televisiva Fox News e l’intero sistema GOP (repubblicano) sono ormai associati ad una mentalità razzista che hanno fortemente alimentato. Basta leggere i discorsi elettorali dei candidati repubblicani alle prossime elezioni congressuali per rendersi conto del fatto che l’ideologia estremista è ormai parte integrale della “filosofia di partito” dei repubblicani asservita ad un pericoloso movimento nazionalista bianco, volto a sopprimere ogni resistenza da parte di neri e minoranze di colore e di etnia. Ecco alcune perle: Tucker Carlson, che su Fox News indottrina ogni sera oltre tre milioni di americani: “I democratici stanno cercando di cambiare la popolazione degli Stati Uniti. E ci odiano quando lo diciamo perchè é vero”. Elise Stefanik, leader repubblicana della Camera: “I democratici radicali stanno preparando la loro mossa più aggressiva, un’insurrezione elettorale permanente. Il loro piano è di concedere l’amnistia permanente a undici milioni di immigrati illegali e di estromettere il nostro presente elettorato”. Gli estremisti repubblicani hanno subito trovato un alleato tra i circoli filo russi che hanno diffuso un’immagine del massacratore di Buffalo, Payton Gendron, con un distintivo – il cosiddetto Black Sun – che a loro dire lo associa ai “neonazisti ucraini”. Di colpo, Payton Gendron è diventato la figura chiave per capire quanto sta succedendo alla psiche americana. Annoiato di dover trascorrere a casa le giornate della pandemia, Payton consultava una pletora di canali sociali in cui venivano avanzate
teorie secondo cui la razza bianca è in via di estinzione. Tra l’altro, il giovane suprematista assisteva ad un filmato della sparatoria in cui nel 2019 vennero uccise 51 persone in due moschee della Nuova Zelandia. Questa esperienza faceva di lui un razzista violento ed un emulatore di stragi che lo avrebbe reso celebre. Il diciottenne Payton appartiene di fatto ad una nuova generazione di suprematisti bianchi. Sono isolati ma ispirati dai memes su Internet e dalla soverchiante misinformazione che incita alla conquista di notorietà attraverso lo spargimento di sangue. E’ l’avvento del cosidetto 4-chan razzista in cui una massa di giovani adepti annuncia fatti terrificanti ed incredibili – anche da parte loro – per poi accettarli e propagarli. In pratica, i vecchi suprematisti , come quelli del Klu Klux Klan, hanno
ceduto il passo ai 4-chan e 8-chan costituiti da teenagers in scuola media. Sono giovani esasperati dalle avverse condizioni economiche per molti di loro e dai mutamenti demografici che li pongono a stretto contatto con neri, asiatici ed immigranti, legali ed illegali. Secondo uno psicologo studioso dell’estremismo, la loro vita è come un gioco di video game. E’ una corsa a fare più vittime nello
stile di un “copycat”. Era solo questione di tempo perchè la teoria razzista del rimpiazzo venisse assorbita dai giovani dopo l’incessante ossessivo utilizzo da parte dell’ideologia repubblicana.

Dietro l’odioso ricorso alla teoria, va osservato che la
trasformazione demografica dell’America è un fatto. Nel 1990,
i bianchi non di origine hispanica costituivano il 76 per cento
della popolazione americana. Oggi sono il 60 per cento. Nel
2018, l’ufficio del censo stimava che i bianchi erano scesi sotto
il 50 per cento della popolazione inferiore ai 15 anni. Era Trump
a strumentalizzare l’evidenza demografica ed a sfruttare fino
in fondo la teoria del rimpiazzo facendo di essa un’arma nelle
mani di americani assetati di un cambio che in breve tempo
si trasformavano in suprematisti bianchi. Donald Trump
cavalcava la tigre giungendo ad affermare, dopo la sua
sconfitta del 2020, che aveva votato un enorme numero di
“immigranti illegali”. Carlson elevava la contesa sul significato
del rimpiazzo fino ad affermare che è in atto un rimpiazzo
degli americani eredi della nazionalità con una popolazione
“più obbediente venuta Paesi lontani”.
Quanto sia cambiata l’America, e con essa il partito repubblicano,
lo dice un semplice fatto: non tanto tempo fa, il presidente George W.
Bush ed il senatore John McCain favorivano la riforma del
sistema immigratorio. Una proposta in tal senso raccoglieva
68 voti al Senato. Poi veniva Trump e con lui “the wall”, il muro.
Oggi, metà dei repubblicani condivide la teoria razzista del
rimpiazzo. In ultima analisi, la teoria dell’assottigliarsi della
mggioranza bianca a favore di immigrati ad alta potenzialità
riproduttiva ha qualcosa a che vedere con la trasformazione
strutturale dell’economia americana che ha colpito l‘America
rurale. Questo fenomeno non è dovuto ad alcun intento di
spodestare l’America bianca, anche se ha avuto effetti avversi
su non pochi settori sociali. La conseguente alienazione
dell’America rurale è la tigre che Donald Trump ha cavalcato
nel 2016 e che continua a cavalcare oggi, anche se tutti i
sondaggi non gli attribuiscono più del 33 per cento dei suffragi.

Ha con sé purtroppo la maggioranza di un partito, avendo
convinto i suoi membri a pensare a stessi come vittime di
mutamenti sociali pianificati dai liberals. Di recente, questa
opera di obnubilamento ha preso di mira giovani teenagers
come Payton Gendron. In altre parole, anche i giovani che
non erano impegnati per la causa dei suprematisti bianchi
vengono convinti a considerarsi vittime di discriminazione,
nè più nè meno come gli afro-americani e i latinos. Tragicamente,
la differenza in America la fanno le armi.

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