LA PRESIDENZA BIDEN AFFONDA

La presidenza Biden ha cominciato ad affondare in Virginia e tutto lascia pensare che affonderà totalmente tra un anno. Saranno le elezioni mid term a segnare il definitivo tracollo del partito democratico che ha miseramente fallito la prova di governare con leggi socialmente avanzate al Congresso. Dopo lo sfacelo della candidatura McAuliffe nell’elezione per il governatorato della Virginia, l’immagine del partito democratico propagata dall’apparente inattitudine del presidente Biden e dalla paralisi del suo partito al Campidoglio peserà in misura decisiva sulle elezioni congressuali del novembre 2022. La prevedibile perdita democratica di entrambe le camere del Congresso segnerà non tanto il ritorno di Donald Trump, lo spettro che continua
ad incombere sulla democrazia americana, quanto lo scollamento del partito democratico, che nel giudizio di un commentatore del New York Times sembra composto da “falsi moderati e di simulatori radicali”. In termini meno esoterici, il partito di Biden è ideologicamente radicale, con improduttivi connotati razziali e indirizzi polarizzanti.
Il dramma centrale dei democratici andato in scena in Virginia è questo: molti elettori democratici hanno deciso che la politica progressista del partito di Biden non esprime le loro vedute sociali ed economiche. Era questo, in fondo, il bersaglio del
candidato repubblicano in Virginia Youngkin, il ricco finanziere che è riuscito a stornare l’attenzione dal deleterio protagonismo di Donald Trump ed a fare breccia nella lealtà degli elettori democratici prendendo di mira temi come la tassazione sugli acquisti al supermercato e il diritto dei genitori di decidere sulle vaccinazioni dei figli ed i curricula scolastici. Sono gli stessi dirigenti democratici ad ammettere che la battaglia elettorale in Virginia è stata vinta dal candidato repubblicano proprio nelle scuole. In parole povere, il candidato democratico in Virginia ha pagato le conseguenze di due straordinari errori strategici, in primis quello di non aver neutralizzato l’attacco del suo avversario sul piano sociale ed educativo ma puntando sulla revulsione anti-Trump che aveva deciso la consultazione elettorale del 2020.

E secondo, il ruolo scompaginante di Joe Biden, che ha insistito nel proporsi all’elettorato come uomo di centro ma che ha governato dalla sinistra. Il marasma si è intensificato al Congresso dove sono emerse tutti dissensi e le frustrazioni delle varie fazioni democratiche, evidenziando l’incapacità di Biden di negoziare una soluzione parlamentare e di costruire un’alleanza che permettesse di varare le leggi promesse, superando l’ostruzionismo implacabile di due senatori che tutto sono meno che “moderati”. Il panorama politico si è fatto tale che i democratici non possono che temere
il peggio. Questo è presto detto: primo, Donald Trump sarà il candidato presidenziale del partito repubblicano. Secondo, gli elettori repubblicani continueranno a sostenerlo ed a credere nella grande bugia trumpiana di frodi elettorali (e’ interessante che nessuno parli di brogli all’indomani di una vittoria repubblicana in Virginia). E’ giocoforza ammettere che Donald Trump ha riscosso un grosso successo nel propagare la grande bugia al punto che oltre l’80 per cento dei repubblicani crede nella sua mistificazione della
realtà elettorale. Più grave ancora è il fatto che tra i repubblicani siano profondamente diffusi il dubbio e la sfiducia sui futuri esiti elettorali.

Il che significa che ove Trump dovesse concorrere alla prossime presidenziali e perderle nuovamente, lancerebbe le medesime accuse di frode elettorale. In pratica, la grande maggioranza dei repubblicani continua a pensare che non solo l’elezione del 2020 sia stata fraudolenta ma che lo stesso avverrà nel 2024. In conclusione, il futuro dell’America non potrebbe essere più sconvolgente. Se i democratici dovessero perdere le elezioni congressuali del 2022 e quelle presidenziali del 2024, l’avvento al potere della minoranza repubblicana segnerà una disfatta democratica che danneggerà a fondo e per un lungo periodo la democrazia americana. Ma quelche fa più paura è l’eventualita di una nuova sconfitta di Trump. La sovversione esplosa il 6 gennaio scorso si ripeterebbe in misura ben più detonante compromettendo la pacifica trasmissione del potere della quale gli americani erano giustamente fieri. La forte convizione di una massa di repubbicani di essere stati defraudati da una elite senza nome avrà solo uno sbocco, la violenza. Un’ultima conclusione da trarre dalla Virginia è che la base conservatrice trumpiana stata attivata anche in mancanza di un intenso intervento dell’ex presidente oltre che dallo scaltro distanziamento operato da Youngkin.
Ed infine, quelle aree suburbane che l’anno scorso avevano votato per Biden, questa volta hanno tradito le aspettative demcratiche in Virginia. Le consultazioni elettorali con scarsa affluenza alle urne sono ormai devastanti per il partito democratico. Questa è ormai l’incombente spada di Damocle per il partito di Biden ed in misura immediatamente drammatica per la sua presidenza.

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