L’avvocato Cipollone e il colpo di stato sventato

Ormai non c’è ombra di dubbio. Donald Trump ha tentato con ogni mezzo di attuare un colpo di stato servendosi avventatamente del Dipartimento della Giustizia, un organo federale cui spetta il compito di imporre il rispetto delle leggi. Trump ha chiesto nove volte al Dipartimento della Giustizia di intervenire per rovesciare il risultato delle elezioni presidenziali sulla base di presunti brogli elettorali.
Il piano del presidente repubblicano era articolato sulla sostituzione del facente funzione di Attorney General Jeffrey Rosen con un funzionario di medio livello del Dipartimento della Giustizia, Jeffrey Clark, che si era prestato ad avallare la necessità di un intervento della giustizia per mettere in discussione l’esito della consultazione presidenziale, nell’intento di affidare una revisione del voto alle legislature di un certo numero di stati. La strategia di Trump venne valutata in una drammatica sessione alla Casa Bianca durante la quale tutti gli alti funzionari del Dipartimento della Giustizia e due avvocati della Casa Bianca dissero chiaro e tondo al presidente che il suo piano illegittimo li avrebbe costretti a dimettersi in massa. Uno di quei due avvocati era l’italo-americano Pasquale Cipollone, noto come Pat, White House Counsel ossia avvocato del presidente a partire dal 2018. Il nome di Cipollone passerà alla storia non solo per il coraggio dimostrato nello sventare il colpo di stato di Trump ma per il fatto che
pur essendo repubblicano egli rappresenta una sorprendente eccezione entro la massa di italo-americani che da tempo sono parte integrante dell’elettorato trumpiano. Le cronache del
tentativo di colpo di stato ricorderanno favorevolmente la presa di posizione di Cipollone, che nel pieno della discussione bollava la lettera di Clark a favore della sostituzione dell’Attorney General come “un patto di omicidio-suicidio”. Pat Cipollone aveva già combattuto una accanita battaglia alla Casa Bianca per smontare le pericolose iniziative di una platea di opportunisti capitanati da un altro illustre trumpiano come l’ex sindaco d New York, Rudy Giuliani. A Cipollone va dato atto di aver prevenuto disastrose decisioni del presidente Trump, inclusa quella, stando a buone fonti, di esercitare la concessione
di grazia, nota come pardon, a favore di se stesso. Il compito di un avvocato del presidente é tra i più difficili in quanto a lui spetta il dovere di consigliare il rispetto per la Costituzione e le leggi federali. Al tempo stesso, l’avvocato deve dar prova del proprio giudizio morale. Per un uomo amante della legge,
resistere al comportamento disgregativo di un capo dell’esecutivo è un’opera da far tremare le vene e i polsi con un’unica uscita facile, quella delle dimissioni. Cipollone esercitava il suo difficile compito con discrezione e modestia, riconoscevano i personaggi del mondo politico di Washington, senza suscitare
sospetti di “leaks” ossia di fughe di notizie. Non sorprendeva quindi la decisione di Trump di affidargli la responsabilità di difenderlo nel processo di impeachment al Senato. Di colpo, Pat Cipollone diveniva l’avvocato più conosciuto in America. Donald Trump lo ricopriva di elogi. “Ha fatto un lavoro fantastico, reso più facile dal fatto che il processo era un ‘hoax totale’ (una truffa)”, proclamava il presidente, assolto per il rotto della cuffia da una minoranza di fedelissimi senatori repubblicani.
Cipollone era il figlio di immigrati italiani, di modesti mezzi, cattolico e padre di dieci figli. Certamente nessuno poteva avanzare l’ipotesi che un giorno avrebbe rappresentato la voce della ragione nel clima incandescente di una Casa Bianca sconvolta dalle esternazioni di un presidente fuori controllo. Tra l’altro, Cipollone ammoniva Donald Trump che avrebbe potuto essere rimosso dalla presidenza, non solo con la procedura di impeachment ma in forza del Venticinquesimo Emendamento, se non avesse
denunciato con maggior energia l’eversione incitata dalle milizie trumpiane che culminava nell’assalto al Campidoglio. Alla fine della tragica presidenza Tump, toccava a Cipollone far capire al presidente che non aveva alcuna base legale nel tentativo di convincere il vicepresidente Pence che egli aveva l’autorità di bloccare la certificazione congressuale dell’elezione di Biden. Ed ancora, Pat era sempre stato in prima linea nel condannare l’illegalità di manovre miranti a rovesciare il risultato delle elezioni. Resta
da osservare che ancora una volta un italo-americano passa alla storia in America come difensore della Costituzione. Lo avevano preceduto il capo della Commissione Giudiziaria della Camera, Peter Rodino, ed il Giudice John Sirica, protagonisti dell’inchiesta Watergate che portò alla dimissioni del presidente
Nixon.

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