LA CORRUZIONE ANTI-SOCIALE NEGLI STATI UNITI

Se mai qualcuno dubitasse della crescente corruzione e malgoverno nella culla americana della democrazia, basta esaminare la mancanza di una coscienza sociale tra molti
membri del Congresso ed in modo speciale il loro profondo asservimento agli interessi delle grandi “corporations”, prime fra tutte quelle farmaceutiche. Tutti sanno che il costo delle medicine negli Stati Uniti è astronomico e che la principale ragione di questa deprecabile situazione è che il governo non è in grado di negoziare i prezzi delle medicine con le aziende farmaceutiche. Il risultato è che gli americani pagano fino a dieci volte di più per normali farmaci, come quelli prescritti per il diabete. Sono anni che
i democratici al Congresso avanzano disegni di legge per introdurre un calmiere sulle medicine nell’intento di arrestare il loro rincaro e di impedire speculazioni. Fino ad oggi, tutte queste
iniziative sono miseramente fallite al Campidoglio. La ragione è presto detta: la lobby farmaceutica (Big Pharma) è una delle più potenti, subito dopo quella immobiliaria, gli studi legali, i gruppi di investimenti e finanziari ed una moltitudine di PAC, i comitati di azione politica che fanno e disfanno le
candidature ad incarichi governativi. Varie organizzazioni sono passate all’attacco di quei membri
del Congresso che da tempo sabotano qualsiasi provvedimento legislativo proposto per facilitare prezzi più accessibili per un gran numero di farmaci. Tra costoro, si distingue il Congressman dell’Oregon Kurt Schraeder che ha ricevuto da vari PAC legati al Big Pharma donazioni per un totale di oltre un milione di dollari. Ma quel che è sconcertante è che questo deputato democratico, in sede di una importante commissione della Camera, ha votato contro il piano democratico che autorizza Medicare a negoziare il prezzo che paga per i farmaci destinati ai suoi assistiti. Un altro Congressman prediletto dal Big Pharma è il californiano Scott Peters che fino ad oggi ha ricevuto 1.438.546 dollari, stando agli investigatori di More Perfect Union. Il colmo dell’ipocrisia è che mentre il Congressman riceve cospicui assegni dai dirigenti delle aziende farmaceutiche, ufficialmente si associa a progetti di legge volti
a migliorare la “trasparenza dei prezzi e delle transazioni” e ad “abbassare il costo dei farmaci prescritti dai programmi di Medicare e Medicaid”. Purtroppo simili provvedimenti muoiono in commissione.
E’ il caso per l’appunto dello House Bill HR 5260 che nel Settembre 2021 è rimasto imbottigliato presso il Comitato per l’Energia e il Commercio della Camera dei Rappresentanti grazie a tre deputati
democratici: Scott Peters, Kurt Schraeder e Kathleen Rice di New York. Vari deputati democratici hanno denunciato la mancata approvazione del provvedimento accusando Big Pharma di corrompere la
democrazia. Di incoraggiante comunque c’è il fatto che la maggioranza dei membri democratici del Congresso sta tentando più vigorosamente di correggere la grossa ingiustizia del costo esorbitante di medicine negli Stati Uniti. Una sezione della proposta di legge nota come Build Better Act autorizza Medicare (il programma di asistenza medica agli anziani) a negoziare con le compagnie farmaceutiche. Il risparmio che verrebbe realizzato a beneficio degli assistiti viene calcolato in 500 miliardi di dollari. Ma la resistenza delle lobbies farmaceutiche e assicurative non autorizza grandi speranze in merito. Quei milioni di americani che sono costretti a scegliere tra le medicine e gli alimenti quotidiani attendono con il fiato sospeso di vedere se il Build Better Act sopravviverà. E’ in gioco molto di più delle medicine: la proposta include le cure dentarie, oftalmiche e per audiolesi. Il novanta per cento degli americani è a favore dell’ampliamento dei benefici di Medicare. Sembrerebbe cosa fatta se non fosse per l’ostruzionismo legislativo della lobby di Big Pharma.
Resta da rilevare che l’esito dell’ambizioso programma del Build Better Act deciderà il destino della presidenza Biden. La proposta di legge coinvolge una serie di provvedimenti dal valore totale di 3 miliardi e mezzo di dollari. Purtroppo è il terreno di conflitto tra il settore centrista del partito democratico e quello liberal ossia progressista. Un paio di senatori, ed in modo particolare Joe Manchin della West Virginia (i cui nonni erano italiani) complicano la ricerca di un compromesso. Se nei prossimi giorni dovesse concretarsi l’impossibilità di un accordo, l’intera agenda legislativa del partito democratico affonderà e con essa la prospettiva di mantenere il controllo sui due rami del Congresso nel 2022. E il destino della presidenza Biden non potrà essere che infausto.

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