LA DEMOCRAZIA AMERICANA IN PERICOLO

Negli Stati Uniti ormai suona il segnale d’allarme. Nel Novembre 2022 la democrazia americana potrebbe
estinguersi in conseguenza di una riconquista repubblicana della Camera dei Rappresentanti. Fatalmente, segnerebbe il prepotente ritorno di Donald Trump come candidato alla sua seconda elezione nel 2024 e l’affermazione di una minoranza elettorale, quella repubblicana, padrona come non mai delle leve del potere. L’America è sempre più un Paese di paadossi politici. Basti questo esempio: nello stato dell’Arizona, una “audit” ossia una verifica dei risultati elettorali indetta dallo schieramento di destra ha confermato che Joseph Biden si era aggiudicato i voti elettorali di quello stato riportando anzi più voti di quelli giá scrutinati a suo favore. Paradossalmente, il fatto stesso che fosse stato indetto
un “audit” – di fatto, una impudente verifica di parte – depone a favore di una interpretazione secondo cui anche le più irreali contestazioni del voto vanno prese seriamente. E’ questa in sostanza la vera forza di Donald Trump e della “big lie”, la grande bugia con cui Trump afferma che il risultato del novembre
2020 va attribuito a massicci brogli elettorali.
La spuria verifica dell’Arizona non ha cambiato pareri nè affievolito l’entusiasmo dei teorici del complotto ma ha anzi dato la stura a simili iniziative, come nel Texas che ha messo in moto una speciale
investigazione dei risultati elettorali di quattro contee, su specifica richiesta avanzata in un comunicato di Trump. Iniziative simili sono in atto nel Wisconsin e nella Pennsylvania dove la maggioranza
repubblicana al senato dello stato ha imposto che venissero controllati i suffragi di nove milioni di elettori per verificare la loro legittimità. La strategia di tali e tanti controlli un anno dopo l’elezione presidenziale

risponde al principale indirizzo di un’eventuale nuova campagna elettorale di Trump, quello di restringere al massimo l’afflusso delle minoranze democratiche alle urne. Sono diciotto infatti gli stati
controllati dal partito repubblicano che hanno varato trenta provvedimenti legislativi che restringono l’accesso al voto. Queste leggi rendono quanto mai difficoltoso il ricorso al voto postale e
l’accesso anticipato alle urne. L’aggressiva ondata di restrizioni accampa false versioni di irregolarità elettorali e denunce di frodi in chiave razzista. Il conflitto attorno alle disposizioni elettorali
conferma del resto quanto l’America sia spaccata in due. In altri venticinque stati infatti sono state adottate misure che ampliano l’accesso alle urne, semplificando le procedure di registrazione
dell’elettore e restituendo il diritto di voto ad americani pregiudicati. Ma sono i repubblicani ad avere il sopravvento in forza del fatto che controllano la maggioranza delle legislature di stati. Il disegno
del GOP repubblicano è tutt’altro che vano e si affida alle astruse disposizioni dello Electoral Count Act del 1887 per squalificare gli Elettori di uno stato, regolarmente eletti, e sostituirli con una lista di Elettori scelti dallo stato. I legislatori possono ricorrere ad un articolo di quell’atto nell’eventualità di un
“disastro naturale” che scompigli le elezioni locali. Invocando quella clausula con la giustificazione di un “disastro tecnico”, i repubblicani mirano a rovesciare il responso delle urne. Questa
è in sostanza la tecnica di un “bloodless coup” ossia di un colpo di stato senza spargimento di sangue.
Trump ed il suo movimento MAGA ci hanno provato una volta, nelle scorse elezioni, ed ora praparano il terreno per ritentare il colpo di stato, un obiettivo più facilmente raggiungibile se il GOP dovesse conquistare la maggioranza della Camera nelle elezioni del novembre 2022. Nello scorso novembre, Trump aveva esercitato forti pressioni sul Dipartimento della Giustizia affinchè
accertasse che si erano verificate frodi ai danni del presidente in carica. Ma l’Attorney General Jeffrey Rosen non si prestava al gioco e Trump minacciava di esautorarlo. La forte resistenza di
alti funzionari del Dipartimento della Giustizia bloccava quel tentativo di colpo di stato ancorato al disegno di ottenere che le legislature di molti stati feudi dei repubblicani si prounciassero a favore di liste alternative di Elettori presidenziali per poi sottoporle al Congresso pur in mancanza di alcuna autorità
in materia. Il disegno trumpiano prevedeva che il Vicepresidente Pence ritardasse il computo dei voti prima del 6 gennaio per permettere agli stati repubblicani di approvare liste alternative
di Elettori, con ciò bloccando l’ottenimento di una maggioranza di voti elettorali da parte di Biden e attribuendo la selezione del presidente alle delegazioni presenti nella Camera dei Rappresentanti.
La maggioranza repubblicana tra le delegazioni dei cinquanta stati non mancherebbe di installare un presidente non eletto ma scelto dal MAGA.
In sintesi, un cumulo di sviluppi minaccia la democrazia americana, dall’illegittimo ricorso allo Electoral Count Act all’offensiva in atto negli stati con legislature repubblicane volta a limitare il diritto
di voto delle minoranze, dall’insediamento di una moltitudine di trumpisti nelle commissioni elettorali locali al crescente calo della fiducia dei cittadini nell’apparato elettorale come conseguenza
di una perversa martellante offensiva di Trump e delle sue milizie. Quel che è in atto in America ai giorni nostri è una vera e propria “sovversione elettorale” sotto l’egida di un oscuro atto federale del
1887, assecondata da una Corte Suprema succuba all’ideologia conservatrice ed in effetti trumpista. E’ inutile nasconderlo. Un successo elettorale repubblicano nel 2022, ancor prima del 2024, potrebbe segnare il tramonto della democrazia americana.

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