IL 6 GENNAIO, UNA MACCHIA INDELEBILE

Lo spettacolo infame offerto dal partito repubblicano a proposito dell’inchiesta congressuale sull’invasione del Campidoglio in un giorno che è già passato alla storia – il 6 gennaio 2021 – torna agli occhi degli americani che avevano assistito al drammatico evento trasmesso dai canali televisivi. Ma quello che gli americani credenti nella democrazia sicuramente ricorderanno è lo spettacolo inverecondo dei capi repubblicani, plagiati in misura irreversibile dalla “Big lie” – la “grande menzogna” – di Donald Trump. Un Congressman della Georgia, Andrew Clyde, ha infatti dichiarato che  l’assalto ai palazzi del Campidoglio era una “normale visita turistica”. Sin dal momento in cui veniva presentata la proposta di una commissione parlamentare incaricata di far luce sulla genesi e svolgimento di quell’assalto, i repubblicani hanno messo in atto una disperata strategia di “cover up”. Centosettantacinque Congressmen repubblicani hanno votato contro la proposta.

Solo 35 hanno votato a favore. I democratici hanno descritto l’invasione del Campidoglio come un tentativo di colpo di stato con l’incitamento del presidente Trump. Un fatto è innegabile: la massa dei facinorosi trumpiani mirava ad interrompere e possibilmente annullare il computo finale del risultato elettorale. La leadership democratica insisteva sulla convocazione dell’inchiesta ponendo in risalto un fatto, che ben 140 poliziotti erano rimasti vittime della violenza che accompagnava l’assalto. I repubblicani rifiutavano di far luce sui fatti del 6 gennaio e messi alle strette obiettavano che la commissione avrebbe dovuto piuttosto occuparsi delle violenze a loro dire commesse dal movimento di protesta Black Lives Matter. L’inchiesta in atto è ormai una tempesta perfetta dell’ostilità congressuale. I democratici combattono contro lo spettro sempre incombente di Donald Trump, che non conosce limiti alla sua tracotanza ed all’ossessiva strategia di seminare una profonda animosità nella nazione. In questo calcolo gioca una parte importante l’accusa all’amministrazione democratica di aver adottato misure di sanità estreme che violano i diritti individuali. Come pappagalli ben addestrati, gli esponenti repubblicani gli fanno eco. Il leader repubblicano alla Camera, Kevin McCarthy, è giunto ad affermare che le disposizioni relative all’impiego di mascherine sono il prodotto dei dirigenti di governo che “vogliono continuare a vivere in uno stato pandemico perpetuo”. Al che i democratici hanno risposto che le libertà individuali non includono il diritto di propagare malattie fortemente contagiose. Gli scontri tra deputati democratici e repubblicani nelle aule del Congresso hanno raggiunto il punto che un Congressman democratico ha affrontato un college senza maschera con queste parole: “Vuoi ammalarti e morire? E’ la tua scelta. Ma che succede agli altri?”

L’inchiesta sull’attacco al Congresso ha presentato una serie di testimonianze di quattro poliziotti in servizio di sicurezza. Con parole commoventi, hanno descritto l’orrore di uno scontro che un sergente ha paragonato ad una “battaglia medioevale”. Un altro poliziotto, Michel Fanone, ha testimoniato di essere stato ripetutamente colpito da armi contundenti e da un taser sottratto alle forze dell’ordine. Un altro ancora ha riferito di aver subito una serie di calcioni al petto da parte dei miliziani di Trump che lo assalivano urlando “sei un traditore e morirai”. Ha detto Fanone: “Quel che rende il fatto più doloroso è che molti dei miei concittadini, che noi siamo chiamati a difendere, minimizzano o negano quel che è accaduto”. Lo spettacolo in atto al Congresso dimostra come la paranoia si sia impadronita di un gran numero di rappresentanti del popolo che esultano quando il governo non riesce a raggiungere il numero di vaccinazioni promesse dal presidente Biden. Questi è indubbiamente in difficoltà per essere costretto ad imporre nuove misure di tutela sanitaria con una decisione che indubbiamente ha un sapore politico. I repubblicani si infervorano dinanzi alla debolezza di Biden ed alla prospettiva di un grande ritorno alla maggioranza delle camere.

I sondaggi più recenti confermano che metà degli elettori repubblicani restano convinti che Donald Trump ha vinto le elezioni con una valanga di voti. Ma il vero cruciale problema è racchiuso in una frase del senatore repubblicano della South Carolina, Lindsey Graham, imperterrito adulatore di Trump: il partito repubblicano che non ha potuto vincere con Trump ora non puó vincere senza di lui. E’ un’ammissione che riconosce la realtà ma sempre adulazione è. Ben pochi esponenti repubblicani hanno avuto il coraggio di contraddire la massa di menzogne, di teorie di complotti e di falsificazioni estremiste che emanano dall’ex presidente e dai social media trumpiani. I democratici cercano di comportarsi come un partito normale, capace di governare. La speranza è che la coalizione democratica, per quanto tenuta assieme con lo spago, non intralci la laboriosa opera del presidente Biden nel convincere un elettorato in preda a dubbi che la democrazia può risolvere i problemi di tutti gli americani, compresi quelli che non hanno votato per Biden. Il presidente democratico si affida ad un’agenda che è al tempo stesso pragmatica e ambiziosa, mirata a spendere trilioni per sconfiggere il Covid-19, ad incentivare la ripresa economica, a ridurre le diseguaglianze razziali e sociali e ad investire in infrastrutture, scienza e tecnologia per vincere la sfida con la Cina. Dovrebbe essere lapalissiano ma nell’America contemporanea succuba dell’estremismo populista, i democratici non devono perdere di vista questa semplice realtà: prevarranno solo se Biden prevarrà.

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