UN PARTITO SOTTO LA TENDA DELLA GRANDE MENZOGNA

Siamo un partito sotto una grande tenda”, ha dichiarato il leader repubblicano della Camera Kevin McCarthy, preannunciando l’espulsione della Rappresentante del Wyoming Liz Cheney, rea di aver ripetutamente condannato la Big Lie – la Grande Menzogna – di Donald Trump circa l’esito delle elezioni presidenziali. Il pusillanime
leader repubblicano e’ la quintessenza di un partito che vive in una tenda proprieta’ e regno del piu’ grande bugiardo nella storia americana, Donald Trump. Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente, era la terza dirigente del partito, passata alla storia per aver votato,insieme a nove colleghi del partito, a favore dell’impeachment di Donald Trump. Da quel momento, e’ divenuta il bersaglio delle sfuriate dell’ex presidente e di un folto gruppo di parlamentari sicofanti che hanno anteposto il loro servilismo all’osservanza dei principi fondanti di un partito conservatore che aveva eletto grandi personaggi storici, da Abramo Lincoln, il primo presidente
repubblicano, a Dwight Eisenhower, entrambi salvatori della patria. La Cheney e’ stata accusata di aver sabotato il messaggio del partito GOP in un momento in cui – a sentire McCarthy – era impegnato alla ricerca di unita’ per vincere le prossime elezioni congressuali del 2022. E’ un argomento ipocrita in quanto tutto ruota attorno alla dispotica figura di Trump ed alla sua feroce campagna mirante a distruggere tutti coloro che non
si schierano pubblicamente con lui nel rigetto del risultato delle elezioni del 3 Novembre. Non vi e’ dubbio alcuno che Trump ed i suoi accoliti riusciranno nell’intento di “cancellare” Liz e di affidare l’incarico alla Rappresentante di un distretto trumpista di New York, Elise Stefanik. La lotta in corso tra un settore preponderante del partito
repubblicano, asservito al predominio di Donald Trump, e un manipolo di repubblicani vecchio stile, preoccupati dalla brutta piega del partito nel quadro socio-politico di una nazione polarizzata, ha del paradossale in quanto il mano-a-mano, senza precedenti, tra due donne investe il futuro del partito. L’interrogativo ncombente e’ innegabile: e’ un futuro che sara’ definito da Trump, dalla sua politica provocatoria e dalle sue esoteriche denunce di una
massiccia frode elettorale oppure da un ritorno dell’ortodossia conservatrice che Trump aveva pressocche sepolta?

La narrativa delle due donne vede Liz declassata da astro nascente del GOP a reietta e la Stefanik da oscura Congresswoman a superstar trumpiana. Bill Kristol, uno dei pochi conservatori anti-Trump, e’ del parere che la guerra civile del GOP repubblicano sia essenzialmente finita e che Trump abbia vinto. In pratica, i repubblicani hanno affidato a lui il compito di gestire le elezioni congressuali del 2022 e in misura decisiva le presidenziali
del 2024. Il precedente che lo stesso Trump ha presieduto alla perditadella Camera, del Senato ed infine della Casa Bianca non sembra arrestare i “lemmings” repubblicani avviati all’abisso. E’ presto comunque per dire che la cacciata di Liz e il debutto di Stefanik rappresentino un capitolo chiuso nella trumpificazione del partito repubblicano. Sono però un pessimo omen perche’ segnalano che i repubblicani non solo non hanno il coraggio di sfidare Trump ma sono squallidi propagatori del suo culto della personalita’. L’imprimatur di Trump alla scelta della Stefanik induce infine ad un’altra riflessione sul fatto che le donne repubblicane alla Camera dei Rappresentanti costituiscono una sparuta minoranza mentre quelle democratiche sono ben 87. Il contingente democratico femminile nei ranghi del Congresso e’ fortemente aumentato di pari passo con il numero di elettrici democratiche (con il 57 per cento per Biden nel 2020). Tutto lascia pensare che il numero di donne elettrici che vivono negli agglomerati suburbani e votano democratico, aumentera’. E’ anche prevedibile che la percentuale di elettori bianchi di una certa età, roccaforte del credo trumpista, continuera’ a calare. Le nuove generazioni (dai Millennials alla Generation Z) sono protagoniste di un cambio demografico che non favorisce il partito repubblicano. Nelle
recenti elezioni Biden ha riscosso il 56 per cento dei voti dei nuovi elettori ed I particolare il 62 per cento di quelli sotto i trenta anni di eta’.
In pratica, la guerra civile in atto nel partito repubblicano non portera’ voti al GOP. Ne’ importa se Trump conservera’ o meno il suo primato sul partito e se l’ottanta per cento dei repubblicani continuera’ a credere alla “big lie” di una vittoria di Trump rubata dai democratici. C’e’ dell’altro in realta’. La Cheney aveva un pensiero in mente nell’opporsi allo strapotere di Donald Trump, quello di cancellare, insieme alla sua malefica influenza, il ricordo di dell’insurrezione che aveva portato le assatanate truppe di Trump nel Sancta Sanctorum del Campidoglio. La vendetta di Trump nei confronti di un personaggio tutto sommato secondario non “cancella” quell’evento dalla memoria di una massa di americani che non ha mai accettato, e non accetta oggi il culto della personalita’.

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