UNA PALLA AL PIEDE DEI REPUBBLICANI

E’ un fatto indiscusso che l’elezione di Donald Trump fu propiziata dalla pubblicita’ gratuita che ricevette dai media abilmente strumentalizzati dal suo narcisismo e dall’irriverenza verso istituzioni e codici di comportamento politico. Quando i media si accorsero di essere conniventi nell’ascesa di Trump presso l’opinione pubblica, era gia’ troppo tardi. Fast forward ai giorni nostri e stampa e televisione sono chiamati a non ripetere gli errori del 2016 dando un risalto tanto eccessivo quanto assurdo ad una figura
psicologicamente instabile e moralmente perversa come la neo eletta Congresswoman Majorie Taylor Greene della Georgia, instantaneamente divenuta una pesante palla al piede dei frastornati repubblicani. La Greene
e’ la paladina delle teorie di complotto che mirano ad alterare la realta’ dei fatti e ad irretire le capacita’ di discernimento degli americani. Che questi siano incredibilmente propensi a farsi abbindolare lo dimostra
un recente sondaggio dal quale risulta che il 44 per cento dei repubblicani e’ convinto che l’assalto al Campidoglio fu condotto dagli antifa, un presunto fronte che ha ben poco a che fare con un movimento
antifascista, ma e’ piuttosto un raggruppamento di esaltati che si prefiggono oscuri fini politici attraverso azioni violente e non violente. Il loro logo ha due bandiere che rappresentano l’anarchismo e il comunismo.
Il ruolino attivista della Congresswoman include la diffusione delle teorie complottiste di QAnon, secondo cui i democratici e Hollywood promuovono una rete internazionle di pedofili; le violenze ai danni di esponenti democratici; la descrizione di stragi nelle scuole come “bandiere false” ossia messe in scena per imporre
leggi contro il possesso di armi ed infine la descrizione dei vasti incendi californiani come la conseguenza di laser spaziali posseduti da una famiglia ebraica.

Non sorprendentemente, la Greene e’ di colpo divenuta l’erede di Donald Trump in fatto di esternazioni senza senno e di accuse fantasiose. Di fatto, gia’ rappresenta uno sbocco estremista per quanti ritengono Trump vittima di un furto elettorale ed auspicano una reazione violenta contro lo “stato profondo” nel quale agisce l’amministrazione democratica. Non si e’ lontani dalla verita’ nel sostenere che la Greene ed un folto nucleo di repubblicani membri del Congresso gia’ svolgono essenzialmente un ruolo di superamento della strategia trumpiana sconfitta alle elezioni. La Greene e’ una fedelissima di Trump, tanto che l’ex presidente
l’ha pubblicamente elogiata, permettendole di sbandierare la sua fedelta’ e l’attaccamento al trumpismo. Questa benedizione non ha fatto che aggravare il conflitto interno del partito repubblicano circa la deriva estremista che finira’ con l’approfondire il distacco dell’elettorato della suburbia americana.

Il capo della minoranza repubblicana al senato, senatore Mitch McConnell, ha tentato di controllare tale pericolosa deriva definendo la Greene una “loony”, ossia una persona insana, oltre che “un cancro per il partito repubblicano”. La Congresswoman – ha incalzato – “non vive nella realta’” e “le sue bugie non hanno nulla a che vedere con le sfide che si pongono alle famiglie americane”. Il problema dei repubblicani e’ complicato dalla debolezza del loro leader alla Camera dei Rappresentanti, Kevin McCarthy, che in un primo momento ha nominato la Greene come membro di due comitati della Camera. Una pioggia di accuse e recriminazioni provenienti dalle file democratiche lo ha indotto a negoziare lo status della Congresswoman ma senza risultato. I democratici minacciavano infatti di mettere ai voti l’espulsione della Green, con il risultato di costringere i membri repubblicani a prendere posizione, con un voto che puo’ comportare una punizione da parte degli elettori. In preda ad evidente esasperazione, McCarthy ha convocato una riunione di partito nella quale la Greene ha chiesto scusa per certe sue dichiarazioni, negando di aver definito le stragi nelle scuole “bandiere false”, ma senza rinunciare alle sue aggressioni e minacce nei confronti dei democratici.

Il leader McCarthy e’ riuscito a calmare le acque con la strategia di un colpo al cerchio e uno alla botte. Ha soddisfatto i congressmen esagitati nel loro intento di proteggere la Greene ed in una seconda riunione
ha salvaguardato la volonta’ della maggioranza moderata spezzando una lancia a favore di un’altra Congresswoman, ben piu’ importante della Greene, Liz Cheney del Wyoming, numero tre nella gerarchia
repubblicana alla Camera, accusata di aver tradito la causa votando per il secondo impeachment di Donald Trump. “Liz ha il diritto di votare secondo coscienza”, ha dichiarato McCarthy con toni appassionati.
Liz Cheney si era espressa in questi termini dopo le violenze al Campidoglio: “il presidente degli Stati Uniti ha chiamato a raccolta la plebaglia ed ha acceso la fiamma dell’attacco. Tutto quello che e’ seguito e’ opera sua”.

Una cosa e’ certa, che la Marjorie Taylor Greene continuera’ ad essere una spina nel fianco del partito repubblicano nella misura in cui Trump vedra’ scemare il suo potere di controllo del partito stesso. La guerra civile nel campo repubblicano avra’ sicuramente altri protagonisti e non vi e’ dubbio che la Greene continuera’ a fare fiamme e fuoco per rimanere in prima linea nel tempo che separa l’America da nuove elezioni nel 2024. Fino a che punto le sue farneticazioni influenzeranno il comportamento degli elettori repubblicani non e’ un problema da risolvere. Quello che si impone nell’America contemporanea e’ il dovere
dei mezzi di comunicazione di non dare spazio e rilevanza ai pazzi e ai loro proclami farneticanti. Un altro, ben piu’ complesso discorso riguarda invece quei membri del Congresso che antepongono la loro rielezione ai principi di moralita’ che dovrebbero informare i rappresentanti del popolo.

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