LA RIVALSA DELLA DECENZA DEMOCRATICA IN AMERICA

Questa volta i sondaggi sono la voce che apre alla realta’ di un’elezione
presidenziale che liberera’ l’America, prima ancora che il suo governo, da
un periodo di oscurantismo e di sopraffazione dei principi di una democrazia che fino a poco tempo fa aveva ispirato il mondo. Donald Trump, il grottesco personaggio che ha esercitato il potere ostentando pose demagogiche con l’oratoria tipica di un tribuno della plebe, sta uscire dalla comune. L’America, come a suo tempo i romani, si e’ resa conto che l’opera dei tribuni della plebe sorretta agli inizi da una sana opposizione al tentativo della classe patrizia di monopolizzare il potere, fini’ con svolgere un compito di ostruzionismo piuttosto che un potere costruttivo. Con una certa forzatura storica, si puo’ affermare che Donald Trump, nella sua azione di smantellamento dell’architettura sociale e democratica dall’America, abbia ricalcato il ruolo di un moderno tribuno
della plebe. Quel che e’ sorprendente e’ sia riuscito ad imporre il suo volere
sulla magistratura federale pur disprezzando quella plebe che lo aveva eletto tra la sorpresa generale. Dai militari che Trump denigra come “suckers” (perdenti) alle vittime delle sue politiche restrittive in fatto di tutele sanitarie e di norme tolleranti per le comunita’ di immigranti a rischio, Trump non hai mai nascosto in varie sedi il suo disdegno verso una vasta classe di americani sfortunati. Nella tradizione plitica americana, gli americani piu’ vulnerabili si stringono attorno al presidente
in una crisi, che sia interna o internazionale. Ma questa volta il fenomeno non si e’ verificato a motivo della polarizzazione che si e’ prodotta attorno al covid 19. Nell prossima elezione, assisteremo ad una rivalsa della decenza democratica in America.

Quel che s’ successo e’ presto detto. Giorno per giorno, Trump ha subito
colpi incessanti dall’inarrestabile corso dell’epidemia del covid 19 e di un’economia che non riesce a riprendersi. Il numero di americani che approvano la condotta della Casa Bianca dinanzi all’imperversare della pandemia e’ sceso al 38 per cento, che coincide guarda caso con la percentuale della base trumpiana. La strategia elettorale di Trump, che mirava a distruggere l’immagine personale e politica del candidato
democratico Joe Biden, e’ miseramente fallita. L’esito elettorale e’ ormai strettamente legato alla tenuta dell’immagine di Trump e non del suo antagonista.

E’ opinione corrente che la consultazione elettorale potrebbe rappresentare uno spartiacque storico non tanto per la defenestrazione di Donald Trump, ma per la conquista del senato da parte democratica. Sono otto i senatori repubblicani pericolanti, tra i quali il sen. Lindsey Graham della South Carolina, un conservatore legato a filo doppio al presidente, e capo della commissione giudiziaria che tra pochi giorni approvera’ la nomina del Giudice Coney Barreto frettolosamente scelto all’indomani della scomparsa di Ruth Bader Gingsburg.

Il quadro della vigilia elettorale ha un motive dominante, quello della sfiducia di una crescente maggioranza degli americani verso un presidente che si vanta di aver sconfitto il covid 19 con una “cura” in grado di cambiare la strategia terapeutica anti covid 19. Non solo tale “cura” non esiste, ma Trump ha l’improntitudine di sostenere di aver ottenuto l’immunita’. Da notare che il presidente della compagnia farmaceutica che produce il Regeneron amministrato al presidente non ha perso
tempo nel segnalare la necessita’ di lunghi test clinici per accertare l’efficacia del trattamento. Le occasioni con cui Trump viene regolarmente sbugiardato rappresentano ormai una catena interminabile il cui peso, alla fin fine, travolgera’ la campagna elettorale del presidente. L’ultima occasione e’ rappresentata dalla sferzante reazione del dott. Fauci che ha protestato perche’ una sua frase con cui elogiava l’opera del team anti-virus e’ stata inserita in uno spot elettorale del presidente sotto forma di encomio alla sua leadership nella lotta alla pandemia. La chiave di volta resta il fatto che il governo nazionale ha abdicato alla sua responsabilita’ per una risposta tempestiva e coordinata alla pandemia.

Per concludere, se l’esito del 3 Novembre e’ pressocche’ certo, resta da
registrare se gli scrutini alla chiusura dei seggi saranno sufficienti a decretare il superamento della soglia dei 270 voti elettorali da parte di Joe Biden. Considerando che molti stati procederanno allo spoglio dei voti postali prima della conclusione dei voto per persona ai seggi, e’ assai improbabile che Trump possa lanciare un’ondata di proteste e denunce sulla base del mancato raggiungimento della quota imposta dal Collegio Elettorale. Esiste comunque la prospettiva di violenze, in specie in quegli stati dove manovrano oscure milizie anti-governative, trumpiste per definizione. La rapida ed efficace azione dello FBI nel Michigan, dove una milizia locale tramava per rapire la governatrice, fa sperare che la situazione non sfuggira’ al controllo degli organi federali, che sapranno onorare il loro giuramento alla costituzione. L’America sana non chiede altro.

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