Donald Trump e il Caos

La carta che Donald Trump ha deciso di giocare per impedire la vittoria democratica a Novembre e’ una sola: il caos. E’ ormai chiaro infatti che l’intento del presidente repubblicano e’ di rendere impossibile una pacifica transizione del potere, generando un’incontrollabile agitazione civile e per l’appunto il caos politico, qualora dovesse perdere le elezioni. In tal caso, vale il suo grido di battaglia: “facciamola finita con la democrazia!”. Il preludio della guerra di Trump contro le istituzioni democratiche e’
ormai strettamente associato al costante messaggio che egli emana: “le elezioni sono una frode”. Lo va ripetendo con crescente intensita’. Il messaggio piu’ recente giunge a questo estremo: “In conseguenza delle schede inviate per posta, l’elezione del 2020 sara’ la piu’ truccata nella storia della nazione – a meno che non venga arrestato un corso cosi’ stupido. Abbiamo votato durante la prima guerra mondiale e la seconda
guerra mondiale senza problema, ma ora stanno servendosi del Covid al fine di truffare con il voto postale”. Senza il minimo ritegno, il presidente si e’ spinto fino a sostenere che le schede per il voto postale “gia’ vengono stampate in Paesi stranieri”. Piu’ chiaro di cosi’ il presidente non potrebbe essere: se non dovesse vincere, sara’ una frode, perpretata con il voto postale.

I fatti dimostrano che il voto postale non e’ un’invenzione recente dei democratici ma un metodo di voto che gli stessi repubblicani hanno usato in precedenti elezioni con risultati a loro favorevoli in certi casi. L’accanimento di Trump contro il voto postale e’ legato ad un altro fatto, che entrambi i partiti hanno investito ingenti risorse nello sforzo diretto a far votare per posta il maggior numero possibile di cittadini
per una giustificabile salvaguardia contro il flagello della pandemia. La strategia di Trump e’ un’altra: quella di preparare il terreno ad una serie di denunce e ricorsi alla magistratura come base del suo rifiuto di accettare una sconfitta elettorale. Trump spera in uno o piu’ eventi in cui il conteggio a lui favorevole dei suffragi espressi alle urne dovesse essere rovesciato al termine dello spoglio dei voti pervenuti per posta. Si puo’ purtroppo immaginare un film dell’orrore, quello di un’interminabile notte
elettorale in cui i cittadini americani apprendono dalla televisione l’esito della consultazione in uno stato per poi essere trascinati nel dubbio dalla rimonta dei voti postali.
La democrazia impone che il conteggio dei voti sia scrupoloso ma anche che sia rapido. E’ un fatto comunque che in diverse occasioni le autorita’ elettorali hanno dovuto sospendere l’annuncio dei risultati in attesa che venissero conteggiati i voti espressi per corrispondenza. In pratica, la democrazia ammette la possibilita’ di un ritardo nell’annuncio dell’esito elettorale ma e’ prevedibile che Trump sfruttera’ il ritardo come prova di una frode, o addirittura di una congiura in atto. Il caos e’ l’obiettivo del presidente nel caso in cui gli exit polls dovessero segnalare la vittoria
di Joe Biden.

Un altro aspetto strumentale della strategia del caos e’ quello della “suppression” del voto democratico, attraverso una serie di maligni artifizi che vanno dalle “purghe” dei registri elettorali all’imposizione di condizioni perverse come quelle degli stati repubblicani che obbligano l’elettore a presentare un documento di identita’ con fotografia, approvato dall’autorita’ del luogo. Questi ed altri impedimenti alla democrazia rappresentativa non salveranno la presidenza Trump ma dovranno fornire lo spunto alla prossima aministrazione ed al Congresso per
regolamentare un processo elettorale moderno ma tale da assicurare il pieno esercizio del diritto di voto per classi come quelle degli afro-americani e di gente di colore che da tempo immemorabile si sono trovate escluse in forza di norme come l’odiosa “poll tax” negli stati del sud o i documenti con foto e la prova di residenza dei giorni nostri.

In una panorama catastrofico come quello del mancato riconoscimento della potenza distruttiva del coronavirus prima e della sciagurata riapertura dopo (basti segnalare che i casi di infezione sono aumentati in misura pari a quelli registrati a Marzo), la sensazione dominante in una massa di americani e’ che l’America ha perso completamente il ruolo di leader mondiale. Non solo gli Stati Uniti hanno fallito nel compito di portare sotto controllo la pandemia al momento del suo insorgere, ma dopo aver registrato una crisi di pubblica sanita’ incomprensibile in un Paese scientificamente avanzato, hanno ripetuto ed aggravato il fallimento delle misure sanitarie. Il “genio stabile” che Trump si e’ pubblicamente vantato di essere ha ignorato le raccomandazioni degli esperti, pur avendo accesso a straordinarie risorse mediche e finanziarie, tali da far fronte alla pandemia. Il coronavirus che ha prostrato l’America non e’ il prodotto di una congiura democratica per cacciare Trump dalla Casa Bianca ma della sua assoluta incompetenza e del rifiuto della scienza.

L’ultima definitiva prova dell’insensibilita’ di Donald Trump dinanzi alla
scandalosa deficienza della “public health” negli Stati Uniti e’ fornita dal
ricorso della sua amministrazione alla Corte Suprema con la richiesta di
annullamento della legge sanitaria conosciuta come Obamacare, che un giudice trumpista del Texas ha definito “anti-costituzionale”. La perdita dei benefici di Obamacare colpirebbe non meno di 23 milioni di americani che hanno perso il lavoro, e quindi la copertura assicurativa. In termini umani, la crociata anti-Obama – una perdurante ossessione del presidente – nel bel mezzo di una pandemia che finora ha ucciso 130.000 americani – e’ “un atto di impenetrabile crudelta’”, come l’ha definito lo Speaker della Camera Nancy Pelosi. Ma il vero scandalo, che presumibilmente i democratici sfrutteranno a fondo nelle battute finali del dibattito elettorale, e’ l’ipocrisia di Trump nell’assicurare che Obamacare sara’ rimpiazzata da “un’alternativa altamente migliore e molto meno costosa”. Di
fatto, in tre anni di governo, l’Amministrazione Trump non ha introdotto ne’ proposto una simile “alternativa”. Nel quadro elettorale, torneranno certamente a farsi sentire le preoccupazioni per l’assistenza sanitaria di gran parte dell’elettorato che contribuirono in misura sostanziale alla vittoria dei democratici nelle elezioni per la Camera del 2018.

Molto lascia pensare che la contesa elettorale verra’ decisa dal danno economico che l’America ha patito e continua a patire in conseguenza della pessima gestione sanitaria e dell’incapacita’ del presidente di dare fiducia ad una nazione sconvolta da una crisi mostruosa. Per tutta risposta, il presidente repubblicano ha tagliato i fondi per il “testing” ed ha propagato accuse di “complotti” che rispondono alla sua strategia di “guerra culturale” volta a dividere gli americani e a promuovere il “culto” di Donald
Trump. Se verra’ il caos, secondo Trump ed il suo vice Mike Pence sara’ colpa della stampa che mira ad “infondere paura” tra gli americani. Da notare infine che lo stesso Pence, come del resto il presidente, ha evitato di consigliare l’uso delle mascherine ma ha suggerito che gli americani seguano le istruzioni degli stati in merito alle “coperture
facciali”. Il mediocre evangelico vice di Trump ha concluso con un appello: “continuate a pregare”. All’America insomma non resta che pregare perche’ non venga il caos predisposto da Donald Trump.

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