Il Ragazzo sul Fronte

Tali e tante erano le assurdita’ che circondavano un campo di battaglia. Io ero in preda alla curiosita’ e non perdevo occasione per unirmi ad altri curiosi attratti dalle operazioni militari, incuranti delle ricadute che avevano sulla popolazione civile. Fu cosi’ che insieme ad altri raggiunsi dopo una lunga camminata un grande prato dove era caduto un caccia tedesco, un Messerschmitt Bf109, abbattuto in un duello aereo con un caccia alleato. Fui subito preso dall’orrore della vista che si presentava ai miei occhi. I resti del pilota tedesco, uno scempio di parti umane,
erano ancora racchiusi in quel che restava della carlinga. La guerra si era fatta piu’ vicina, ma per me era solo agli inizi.

Mio padre intuiva quel che ci aspettava anche perche’ di tanto in tanto ascoltava Radio London. Era illegale, ovviamente, sintonizzarsi su quella emittente inglese ma per molti italiani, specialmente anti-fascisti e sconfortati reduci di guerra, Radio Londra era l’unica credibile fonte di informazioni. Ricordo che le trasmissioni si aprivano con una serie di battute – tre corte seguite da una piu’ lunga – in una sinistra sequenza. Di fatto, erano le prime note della Quinta Sinfonia di Beethoven.
Nell’alfabeto Morse riproducevano la lettera V che significava Vittoria nel simbolismo politico di Churchill. Radio Londra mandava in onda un’efficace contro-propaganda ed incoraggiava la resistenza all’occupazione tedesca dell’Europa. In aggiunta, emanava messaggi in codice per i gruppi partigiani. Le trasmissioni della BBC in lingua italiana presentavano le voci di esuli anti-fascisti e di personalita’ inglesi,
tra cui il carismatico Colonnello Harold Stevens, che gli ascoltatori clandestini avevano soprannominato “Colonnello Buonasera”. La sua voce pacata era in netto contrasto con le stridule perorazioni dell’alleanza nazi-fascista. Per quanto nemico, il colonnello ispirava speranza per il futuro.

Mio padre assorbiva con attenzione i suoi commentari. Io lo ascoltavo quando capitavo vicino alla radio tenuta a basso volume. Incidentalmente, ero cresciuto sotto il mantello della propaganda fascista ricevuta quando ero “balilla”, inquadrato nella cosiddetta Gioventu’ Italiana
del Littorio, obbligatoria per gli scolari. La mia scuola elementare a Roma portava il nome del nipote del Duce, Sandro Italico Mussolini. Ascoltando quello che diceva mio padre e frammenti dei commentari del Colonnello Stevens, avevo acquistato la consapevolezza che la guerra sarebbe finita male per l’Italia e che il fascismo era un fallimento morale.

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