Il Ragazzo sul Fronte

Un momento della Seconda Guerra Mondiale abita nella mia memoria come un macigno, quando venni mitragliato da un caccia americano in una chiara mattinata di fine Agosto 1944. A quell’epoca, vivevo con la mia famiglia in condizioni disagiate in una casa colonica nel villaggio di Borgo Pedrosa, vicino Montefiore Conca. Il borgo abbracciava vari cascinali immersi nel verde di una rigogliosa campagna della Romagna, la terra di mia madre.

Io avevo appena compiuto undici anni e mi accingevo a studiare per il secondo anno di scuola media inferiore. In quel giorno indimenticabile, percorrevo la polverosa strada provinciale che portava a Montefiore Conca dove avevo un appuntamento con un insegnante. Avevo lo zaino con i libri in spalla e pedalavo tranquillo su una vecchia bicicletta che mi ero fatto prestare dal padrone della fattoria.

All’improvviso, venni investito da un forte rombo alle mie spalle che mi costrinse a fermarmi per rendermi conto di cosa si trattasse. Mi era appena voltato che vidi l’aereo mentre sfrecciava su di me con sprazzi di fumo sulle ali. L’intenso scoppettio che lo accompagnava era quello dei proiettili indirizzati alla sede stradale. Il terrore provato in quegli attimi mi aveva
spinto a gettarmi nel fosso che correva lungo la strada e subito dopo ad arrampicarmi in preda al panico sulla collinetta a lato. Il caccia era passato ma potevo ancora udire il prolungato rombo del suo motore. Quella mattina, non ero solo sulla provinciale. Poco piu’ avanti, potevo vedere un paio di autocarri militari, gli evidenti bersagli del mitragliamento aereo, un carretto carico di fieno e pochi passanti, quasi tutti anziani.

Incredibilmente, nessuno, inclusi gli occupanti degli autocarri, era stato colpito. I contadini erano tutti sotto choc, con la paura dipinta sui volti. Scambiando poche frasi con loro, appresi che i mitragliamenti a bassa quota erano abbastanza frequenti e che le forze tedesche mantenevano un deposito nei pressi, con autocarri ed altri mezzi. Il territorio in cui cercavamo di sfuggire alla guerra era destinato, a nostra insaputa, a divenire un esteso fronte di combattimento. Di fatto, era parte della linea difensiva tedesca soprannominata Linea Gotica. Il destino stava dunque per travolgere la mia famiglia in una lunga cruenta battaglia che ci avrebbe esposti a rischi mortali per oltre tre mesi.

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