Il Ragazzo sul Fronte

Cessato il bombardamento, un silenzio terrificante scese sulla cittadina. L’opera di ricerca delle vittime si era arrestata e le vie erano nuovamente deserte. Non c’era neppure traccia di soldati tedeschi. Io mi ero soffermato nel cortile della casa, incurante del pericolo di nuovi accadimenti. All’improvviso scorsi un soldato. Portava uno strano elmetto e aveva tra le mani un fucile automatico. A giudicare dall’uniforme e dall’arma, non ebbi esitazioni a riconoscere che era un alleato. Il soldato mi guardo’
sorridendo. La “liberazione” era finalmente arrivata. Ben presto venni a sapere che ero stato liberato da un neozelandese. Poche ore dopo, un autocarro militare comincio’ a distribuire vitto provvidenziale. Il mio primo pasto venne da una scatola di stagno, una sorta di minestrone. Ricevetti anche uno strano pane, bianco e morbido.

I giorni seguenti scorsero all’insegna di grande eccitazione. Ero libero di ispezionare la Via Emilia dove sfilavano colonne ininterrotte di carri armati, autocarri e jeep diretti al fronte. Mi ero fatto alcuni amici ed insieme esploravamo i fortini lungo la strada ed i campi vicini. Imparai cosi’ a scaricare proiettili di fucile procurandomi una certa quantita’ di polvere da sparo. Col passare del tempo, ero in grado di scaricare proiettili piu’ pesanti per procurarmi l’esplosivo di cui mi servivo per allestire
l’equivalente di fuochi artificiali, stipandolo in grossi bossoli. Era il nostro passatempo preferito. Trovai anche un tipo di polvere da sparo sotto forma di spaghetti neri. Dopo aver acceso l’estremita’ li schiacciavamo sotto il piede per arrestare la fiamma ed a quel punto lo spaghetto partiva come un razzo ed un gran sibilo. Confesso che tutto questo era per me
molto divertente. Rinvenimmo anche una quantita’ di bombe a mano e nella nostra pazzesca incoscienza ne lanciammo alcune nel fiume guardandoci bene dal tirare la spoletta. Erano quelli i miei micidiali giocattoli. Sopravvissi anche a quei “giochi”, procurandomi soltanto
un piccolo taglio al dito mignolo mentre scaricavo un proiettile.

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