TRUMP E L’OLIO DEL SERPENTE

Nell’ottocento americano un certo Clark Stanley creo’ un linimento che preparava
dinanzi agli occhi di creduloni tirando fuori dal suo sacco un serpente, tagliandolo per il
lungo ed immergendolo in acqua bollente. Il grasso che saliva alla superficie veniva
imbottigliato e venduto come “Stanley’s snake oil” (l’olio del serpente), un preparato
prescritto da Stanley per curare reumatismi, sciatica, lombaggine e persino il mal di denti.
L’olio di serpente di Stanley e’ passato da lungo tempo nella mitologia americana
a significare un rimedio di dubbia ed incontrollabile efficacia. In altre parole, un prodotto di
ciarlataneria. L’espressione sopravvive ai giorni nostri come una dimostrazione di fiducia
in un falso farmaco o in qualcosa che e’ di fatto repellente. Da piu’ parti ormai –
l’ultimo in ordine di tempo e’ un editoriale del Boston Globe – la presidenza Trump
viene accostata al linimento di serpente. Scrive il Globe: “la candeggina non e’ la cura
per quel che affligge l’America piu’ di quanto non lo sia l’olio di serpente”. Ormai tutti
sanno che in una conferenza stampa televisiva il Presidente Trump ha avanzato l’idea
che un disinfettante come la candeggina o Lysol, oppure l’esposizione alla luce
ultravioletta, possano uccidere il coronavirus nel corpo umano. Pur essendo assai
improbabile che il pubblico americano metta in pratica una simile prescrizione, resta
il fatto che la diffusione data a questo nuovo olio di serpente produce serie conseguenze. Queste riguardano non tanto il pericolo che gli americani prendano sul serio i consigli
pseudo-scientifici del loro presidente, quanto il rischio in cui incorrono gli scienziati
che sentono in dovere di presentare dati e fatti che dimostrano la fallibilita’ per non
dire l’irresponsabilita’ del presidente.

Per molti, e’ bastato osservare l’espressione sul viso della dottoressa Deborah Birx,
coordinatrice per il coronavirus, quando il presidente si rivolgeva a lei nell’evidente
intento di ottenere un parere favorevole alla candeggina. La dottoressa era presa in una
morsa: pronunciarsi subito contro la sciagurata proposta del presidente oppure
correggere il suo tiro. Non sorprende che la coordinatrice, con la sofferenza dipinta sul
volto, abbia optato per una risposta neutrale, senza contraddire il presidente. E’
facile immaginare che su di lei abbia pesato il timore che il contrasto con Trump avrebbe
segnato la sua sostituzione e la perdita dei benefici della burocrazia federale. La
conclusione da trarre e’ che il presidente ha fin dagli inizi imposto un regime nel quale
esige che i suoi ministri e collaboratori non contraddicano il suo operato, neppure
quando i fatti giustificano il parere contrario.

Il perche’ e come gli Stati Uniti, una nazione da sempre all’avanguardia della scienza
medica e della tecnologia, sia giunta al punto di farsi abbindolare da un presidente
incompetente e digiuno di nozioni scientifiche sono quesiti che si allacciano ad
un’altra realta’ difficile da spiegare, quella della conquista della Casa Bianca da parte
di Trump con poco meno di 63 milioni di voti, 2.870.000 suffragi meno di Hillary Clinton.
Dal giorno del suo insediamento fino ad oggi, il comportamento di Donald Trump
rispecchia un orientamento fermo ed immutabile, quello di soddisfare la massa
nazionalista ed anti-federale dei suoi seguaci, pronti a prendere per buono tutto cio’
che Trump sciorina come realizzazioni a suo dire “incredibili”. L’altra costante e’
l’incessante attacco contro una serie infinita di nemici, veri e presunti, dal “deep
state” di Washington alla Cina. E’ lecito asserire che Donald Trump e’ un capo
di governo che paradossalmente impersona una massima di potere dei romani, quella del Divide et Impera, ossia la strategia di raggiungere e mantenere il potere rompendo le avverse
concentrazioni di potere. Il principale avversario e’ la stampa e tra le armi preferite e’
l’insulto ai giornalisti. Quando le critiche per l’invocazione del potenziale curativo della
candeggina si sono fatte assordanti, Trump e’ immediatamente ricorso all’offensiva nei
confronti dei media e delle “fake news”. Insieme con la stampa, scienziati e tecnici che
non collaborano sono i bersagli preferiti. Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti. La capacita’
degli esperti di investigare e diffondere la verita’ scientifica e’ fortemente limitata da
incessanti interventi esecutivi che stravolgono l’esecuzione di programmi di sanita’
pubblica, di protezione dell’ambiente e di sussidio alle classi sociali piu’ vulnerabili. L’amministrazione Trump ha destituito, minacciato e riassignato un gran numero di
scienziati governativi. Tra le prime vittime, il dottor Rick Bright, un noto immunologo
preposto allo sviluppo di terapie e vaccini contro il coronavirus.

Ancora piu’ avvilente e’ la pressione esercitata dal presidente sulla FDA (Food and Drug
Administration) perche’ emanasse una autorizzazione di emergenza per la
disponibilita’ della clorochina, che Trump aveva pubblicamente esaltato come
un “agente di cambio” nella terapia antivirus. Da allora gli esperti sono riusciti a
convincere gli americani che si tratta di una medicina inadatta e finanche pericolosa
per le persone colpite dal coronavirus. Cio’ non ha impedito che un’enorme quantita’
di clorochina e idrossiclorochina fosse venduta nel Paese. La verita’ e’ questa:
il presidente americano si e’ sforzato fin dal primo momento di minimizzare il decorso del virus e di propagare una narrativa della crisi che lo esonera da responsabilita’ nel tardivo
ricorso a misure di contenimento e nella fase piu’ critica di assistenza alle
attrezzature ospedaliere. Un’altro rivelazione circa la scarsa, se non inesistente
propensione di Trump ad ascoltare la voce della scienza e’ giunta da una conferenza
stampa nella quale il presidente Trump e’ apparso fortemente indispettito dalla
conferma del dottor Robert Redfield, direttore del Center for Disease Control and
Prevention, di quanto dichiarato dallo stesso Redfield circa la possibilita’ di una seconda
e piu’esiziale ondata del virus nel prossimo inverno. E’ superfluo aggiungere che
una recrudescenza del virus avrebbe pesantissime conseguenze su tutti gli strati
sociali ed in modo speciale sull’economia nazionale, per non parlare delle
possibilita’ di rielezione di Donald Trump.

Il confronto che in pratica puo’ decidere l’esito delle elezioni presidenziali di Novembre
e’ quello tra la fiducia pubblica negli scienziati che sono chiamati ad abbassare il
quoziente di mortalita’ ed a sviluppare il vaccino antivirus e l’attaccamento ideologico
di una minoranza di americani ad un uomo che ha portato con se il radicale cambio che
prepotentemente invocavano. E’stato, purtroppo, un cambio deleterio che non solo
non ha riportato l’America ad alcuna grandezza, ma ha fatto si che agli occhi di alleati e avversari gli Stati Uniti perdessero quel ruolo di leadership che avevano conseguito
all’indomani della seconda guerra mondiale. Nel quadro di questo rivolgimento, fa
spicco ormai la spaccatura che si e’ prodotta tra politica e scienza con disastrose
ricadute sociali, soprattutto per quanto riguarda le condizioni ambientali e sanitarie.
In conseguenza della politica dirompente di Trump, l’aria che gli americani respirano
si e’ fatta nuovamente sporca, le sostanze tossiche emesse dalle automobili sono tornate
ad essere nocive, i prezzi dei medicinali non sono diminuiti ma in molti casi sono
aumentati. La presidenza Trump ha dichiarato guerra alla scienza a motivo del
fatto che vede negli scienziati degli oppositori. Il pensiero corre a Galileo che
difendeva le verita’ della scienza contro il potere della chiesa. La storia insegna
che la scienza alla fine prevale e che lo sforzo umanitario degli scienziati, come il dottor Anthony Fauci, verra’ premiato. Da una nuova amministrazione, naturalmente.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s