INFURIA LA BATTAGLIA SUL VOTO PER POSTA

Il voto per posta e’ la nuova posta in gioco per il sistema elettorale degli Stati
Uniti. E’ un tema che si fa rovente man mano che il Paese si avvicina alle elezioni
presidenziali del 3 Novembre. Ci sono cinque stati – Colorado, Hawaii, Oregon,
Utah e Washington – che votano esclusivamente per posta. In aggiunta, una
maggioranza degli stati usa il cosiddetto “absentee ballot” – ossia in assenza –
permettendo il voto per posta senza giustificazioni. Al virtuale candidato democratico
Joe Biden il voto per posta piace. Al Presidente Trump invece non piace. Eppure Trump
ha votato per posta nella recente primaria della Florida. Ha detto
Biden: “prepariamoci ad un piu’ esteso voto “absentee”. Nel pacchetto economico
di 3.000 miliardi di dollari approvato dal Congresso figurano anche 400 milioni
destinati agli stati affinche’ istituiscano il voto per posta. I democratici volevano
stanziare molto di piu’, fino a due miliardi di dollari, ma i repubblicani lo hanno
impedito. Il presidente Trump in particolare ha condannato quei “livelli di voto che una
volta approvati faranno si che un repubblicano non sia piu’eletto nel Paese”.
La scarsa simpatia repubblicana per il voto per posta e’ legata ad un
vecchio trito argomento, quello che il voto postale e, secondo i repubblicani, ogni
sistema di voto non tradizionale, si presta a frodi elettorali. Donald Trump, che non ha
mai accettato di aver ricevuto tre milioni di voti in meno rispetto a Hillary
Cliton, ha spudoratamente lamentato sin dal giorno successivo alla sua elezione
che la candidata democratica aveva ricevuto milioni di voti registrati grazie ad
imbrogli. La realta’ e’ che i casi di frode elettorale sono oggi molto rari. Malgrado
cio’, Trump e i repubblicani sono convinti da sempre che i candidati democratici
ricevono montagne di voti falsi.

Il contrattacco democratico all’opposizione repubblicana e’ fondato a sua volta
sull’accusa che il partito GOP persegue una strategia perversa, quella della “suppression” ossia di ridurre al massimo il numero dei votanti in quanto un minore afflusso alle urne favorisce
i repubblicani. Il partito repubblicano fa tradizionalmente affidamento sugli
elettori bianchi, in modo particolare quelli anziani, che sono piu’ portati a
votare presso i seggi elettorali. Da tempo, gli stati retti dai repubblicani impongono
regolamenti di voto che rendono difficile ed in ogni caso complicato il voto
di persona al seggio elettorale. La popolazione di colore e’ stata per piu’ di un secolo
vittima di leggi e regolamenti che l’hanno esclusa dal voto, dal pagamento di una
tassa (poll tax) alla prova di alfabetismo (literacy test), dalla prova di “good
character” (buona condotta) alla verifica di residenza (residency requirement) ed
altre restrizioni applicate anche a gruppi etnici diversi. Queste pratiche discriminatorie
sono state abolite da tempo. I nativi americani dovettero attendere fino al 1924
per ottenere il diritto di voto insieme con la cittadinanza. Ma dovevano passare altri
quaranta anni prima che gli “indiani” potessero votare in tutti gli stati. Quanto agli afro-americani, fu solo nel 2013 che la Corte Suprema riconobbe che le leggi elettorali di alcuni
stati avevano prodotto soppressione e discriminazione del voto di colore. Puo’ sembrare
incredibile, ma dopo l’elezione presidenziale del 2008, che vide un afflusso alle urne
senza precedenti, piu’ di trenta stati hanno introdotto progetti di legge che ostacolano
un nuovo forte afflusso. In sedici stati venivano approvate leggi in tal senso. Varie
leggi in particolare impediscono ancor oggi di iscriversi nell’elenco elettorale e votare lo
stesso giorno. Dieci stati stanno riducendo il periodo di tempo in cui l’elettore puo’ votare
in anticipo o servirsi di un “absentee ballot”. Il peggio anzi e’ rappresentato dalla
legge approvata da otto stati nel 2001 che impone la presentazione di un documento di identita’ con fotografia rilasciato da un ente statale. In media, un afro-americano su quattro
non dispone di un tale documento.

Ecco dunque perche’ da piu’ parti viene chiesto di incentivare al massimo il
voto per posta. Persino alcuni tra piu’ coscienziosi governatori repubblicani
consigliano di allargare il piu’ possibile la consultazione postale qualora dovessero
permanere i rischi del coronavirus. Sono ventotto gli stati che permettono di
inviare per posta il voto “absentee” senza motivazione. Tra di loro sono sei
stati – tra cui Michigan, Pennsylvania e Wisconsin – che risulteranno decisivi
nell’elezione del 3 Novembre. L’estensione su base nazionale del voto per posta
presenta una problematica notevole per numerosi stati che hanno poco tempo,
ed in alcuni casi scarsa volonta’ di superare gli intralci di natura finanziaria e
logistica. La pandemia del coronavirus ha spinto alcuni stati – come Ohio, Georgia,
Iowa e West Virginia – ad abbracciare il sistema degli “absentee ballots” inviando
cartoline a tutti i cittadini iscritti negli elenchi elettorali con istruzioni su come
ottenere la scheda di voto ed una busta affrancata per la spedizione.

Malgrado questi lodevoli intenti, non sara’ facile per molti stati mettere in piedi una organizzazione elettorale centralizzata, con le attrezzature necessarie per stampare,
spedire e ricevere una massa di suffragi postali, per non parlare del compito di
leggerli e tabularli. Un esperto ha confessato che votare per posta e’ come “votare
senza una rete di sicurezza”. Il voto in persona e’ soggetto ad un controllo immediato;
quello per posta fatalmente produrra’ un alto numero di rigetti per molteplici ragioni.
I rischi insiti nell’elezione per posta insomma sono tali da giustificare un forte finanziamento
delle attrezzature necessarie. Quattrocento milioni di dollari chiaramente non bastano;
gli esperti calcolano che due miliardi, e forse piu’, sono necessari per far fronte alle
spese.

Non vi e’ dubbio alcuno che la pandemia ha reso l’elezione presidenziale di Novembre
quanto mai critica ed imprevedibile, proprio a ragione del fatto che il voto per posta
potrebbe influire sul risultato in misura decisiva. In generale, i repubblicani
diffidano del voto per posta ma la voce piu’ avversa e’, non a caso, quella del
Presidente Trump, che si e’ scagliato con asprezza contro il cosiddetto “ballot harvesting”
vale a dire la raccolta dei voti da parte di attivisti politici, volontari e agenti di partito che
per l’appunto raccolgono voti “absentee” o destinati alla posta e li depositano presso i seggi elettorali. Il partito repubblicano in California ha accusato i democratici di aver applicato la
raccolta dei voti per conquistare il controllo legislativo nello stato. Di fatto, furono
i repubblicani a farlo illegalmente nell’elezione per un seggio congressuale nella
Carolina del Nord nel 2018 tanto che un esponente repubblicano venne rinviato a
giudizio.

Il Presidente Trump continua ad inveire contro il voto per posta definendolo “orribile” e
“corrotto”. In realta’, la sua opposizione dimostra quanto i repubblicani siano preoccupati
di non riuscire a limitare la partecipazione al voto degli elettori di colore, degli
hispanici e altre minoranze. E dire che lo stesso Trump aveva votato per posta nell’
elezione primaria in Florida (“ero alla Casa Bianca”, ha fatto sapere). Di fatto,
fino ad oggi il voto per posta in Florida aveva favorito il partito repubblicano.
Contrariamente a quanto Trump sostiene, senza la minima prova, circa massicce
frodi commesse dai democratici con il voto per posta, in Florida si da luogo ad un’alta
percentuale di rigetti dei suffragi in quanto molti giungono in ritardo o con una
firma sulla scheda giudicata in qualche modo diversa da quella precedentemente
depositata. Non sorprendentemente, il fenomeno del rigetto colpisce quasi esclusivamente l’elettorato di colore, le minoranze e i giovani. Per quanto Trump possa gridare allo
scandalo, resta obiettivamente da vedere se il voto per posta attrarra’ nuovi elettori.
Cio’ appare improbabile. Quel che riuscira’ a fare sara’ di rimediare alle iniquita’
presenti in non pochi stati ai danni delle minoranze. Per contro, l’aspetto cruciale
e’ che le nuove leggi promulgate in Pennsylvania e Michigan, due stati chiave,
permetteranno un piu’ elevato accesso al voto per posta. In parole povere, la
sfuriata di Trump contro il voto per posta e’ giunta troppo tardi. Gli stati che da
poco tempo lo hanno regolamentato saranno quelli che quasi certamente affonderanno
la rielezione di Donald Trump.

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