JOSEPH BIDEN E LE SUE IPOTECHE

Bernie Sanders ha detto addio alle sue aspirazioni presidenziali, ma cosa faranno
adesso i suoi sostenitori, per la maggior parte giovani? Questo e’ l’interrogativo
che domina tra gli osservatori politici americani, molti dei quali – ma non tutti –
non sono ignari che tra i tanti indici della popolarita’ di un candidato, e quindi
della possibilita’ di elezione, ve ne e’ uno che e’ difficile quantificare ma che alla fine
puo’ decretare l’esito del voto. E’ il cosiddetto “entusiasmo dell’elettore”, ossia il
rilevamento demoscopico che confronta la propensione di un elettore di rimanere a
casa contro la decisione di andare alle urne per esprimere il proprio appoggio ad un
candidato. Questo e’ il problema di Joseph Biden come lo fu quattro anni fa per
Hillary Clinton che per colpa di quel fattore fini’ per perdere l’elezione presidenziale.
Un’inchiesta demoscopica della ABC ha portato alla luce un dato interessante: gli elettori
repubblicani sono molto piu’ entusiasti di votare per Trump rispetto ai democratici chiamati a votare per Biden. Soltanto il 24 per cento degli elettori democratici hanno fatto sapere di essere “entusiasti” della candidatura Biden, uno dei livelli piu’ bassi di popolarita’ di un candidato tra i suoi potenziali elettori.
Vi e’ adesso un certo numero di esperti – ma non tra la stampa che ha sempre
disdegnato la candidatura Sanders – che scorge nell’indice di “entusiasmo dell’elettore” un importante segnale di debolezza del candidato che ha gia’ in tasca la nomination del partito democratico. Per contro, gli stessi esperti riconoscono che Bernie Sanders aveva dietro di se una massa di potenziali elettori entusiasti ed intensamente impegnati a favore della sua candidatura.

Purtroppo per Sanders, non era una massa critica, come del resto veniva
dimostrato dal risultato delle elezioni primarie a partire dal famoso “supermartedi”.
Vi e’ stato comunque un momento, all’indomani delle primarie del New Hampshire e del
Nevada, in cui e’ sembrato che Bernie potesse farcela a conquistare la nomination. In
quei frangenti, e’ prepotentemente entrato in gioco un altro indice, quello della
“eliggibilita’”, che ha coagulato il fronte dei “never Bernie”(mai Bernie), dei democratici
che non condividono le idee progressiste del senatore del Vermont. Dalla sera alla mattina, Joe Biden e’ divenuto il portabandiera di questo blocco di elettori democratici. Ma quanti di loro sono cosi’ “entusiasti” di Joe Biden da andare a votarlo? E’ una “big
question”, dalla quale dipende il risultato del 3 Novembre. Una cosa e’ certa, ed
e’ che i sostenitori di Trump voteranno in blocco e con forte affluenza. Le indagini
demoscopiche calcolano costantemente una percentuale a favore di Trump del 45
per cento dell’elettorato. Tutto lascia pensare insomma che l’elezione presidenziale
verra’ decisa sul filo di lana in tre stati (Michigan, Pennsylvania e Wisconsin), che nel
2016 diedero a Trump la vittoria con un margine totale di appena 80.000 voti. Quei
tre stati avevano votato per Obama nel 2012.
Bernie Sanders si e’ ritirato dalla corsa presidenziale e ha promesso a Biden di
appoggiare la sua candidatura. Ma non gli ha concesso un vero e proprio “endorsement” ossia un’incondizionata approvazione. Le condizioni, anzi, ci sono eccome. Sanders
vuole che Biden abbracci elementi fondamentali della sua politica sociale ed economica,
ben sapendo che Biden non appoggia il piano di “Medicare for All”, che a suo tempo
non incontro’ favore alcuno tra gli altri aspiranti alla candidatura presidenziale, con
la sola possibile eccezione della senatrice Elizabeth Warren. Sanders ha citato la
pandemia del covid-19 come prova della necessita’ di adottare “Medicare for All”
al fine di garantire l’assistenza medica a tutti gli americani. La maggioranza dei media
ha accusato Sanders di essersi servito dell’epidemia per sollecitare l’adozione dei
suoi programmi, come se l’appello alla protezione sanitaria fosse in fondo una
manovra opportunistica. Da tempo, la stampa in America ha acquisito una fisionomia
corporativa al servizio dei poteri forti, che si esprimono attraverso gli ingenti contributi
dei “grandi donatori”, oltre agli stretti legami dell’Establishment con i dirigenti
del partito deocratico. Per contro, Donald Trump ha pochi giornali al suo fianco ma
ha una alleato formidabile nella catena televisiva Fox. Non solo, perche’ i mezzi busti
trumpisti della Fox sono per molti versi gli ispiratori della sua politica. Il presidente
dedica ore della sua giornata ad ascoltare la versione degli eventi ed i commentari
della Fox.
L’insistenza di Sander nel sollecitare una politica sanitaria finanziata dal governo
e’ strettamente legata alla sua campagna contro l’ineguaglianza sociale ed economica.
Questa a sua volta e’ drammaticamente denunciata dai dati relativi alla pandemia secondo i quali gli afro-americani muoiono in misura molto piu’ elevata rispetto ai bianchi. A Chicago, dove la popolazione nera e’ del 30 per cento, i decessi tra gli afro-americani toccano il 70 per cento. Lo stesso squilibrio si registra nella contea di Milwaukee (27 per cento di colore, con decessi fino all’81 per cento della popolazione locale).
L’ex vicepresidente Biden non ha fiatato nel merito limitandosi ad affermare che il
programma “single payer”, ossia l’assistenza sanitaria con un solo finanziatore, lo
stato – “non risolvera’ la crisi della pandemia”. Lo stesso Biden, in un dibattito
con gli altri candidati, aveva citato l’Italia come un Paese in cui il sistema “single payer”
era incapace di risolvere la crisi del coronavirus con l’esistente sistema sanitario. A parte
l’ignoranza dimostrata nei confronti di un sistema che fornisce assistenza medica
a tutti i cittadini su base praticamente gratuita (tutto il contrario degli Stati Uniti dove
la medicina e’ a pagamento), Biden ha ignorato lo sforzo sovrumano di un sistema
sanitario sopraffatto da una micidiale epidemia. L’ex vicepresidente propone
un’imprecisata estensione di Obamacare ed una altrettanto poco chiara “opzione pubblica”, sottovalutando un importante fatto, che da quando si e’ diffuso il coronavirus il sostegno dei democratici per “Medicare for All” e’ salito di nove punti, attestandosi sul 55 per cento degli elettori intervistati dall’organizzazione demoscopica Morning Consult. Ed ancora, anche gli indipendenti sono a favore di “Medicare for All” in ragione del 52 per cento. In generale,
l’appoggio a “Medicare For All” e’ cresciuto di dieci punti tra gli elettori di colore e quelli di eta’ tra i 45 e 54 anni. Di fatto, il picco della pandemia e la conseguente crisi senza precedenti dell’occupazione impongono un approfondito studio delle deficienze del sistema sanitario

americano che fa affidamento sul legame tra assicurazioni e impieghi lavorativi. Gli stati
governati da repubblicani che non hanno abbracciato il programma Medicaid con le clausole
previste dall’Affordable Care Act (Obamacare) corrono il rischio di lasciare ventotto
milioni di americani senza assicurazione medica.
La crisi della salute pubblica in America non ha purtroppo assistito il superamento della
frattura partigiana che divide gli americani in tema della legislazione sanitaria. Il 44
per cento dei repubbicani si dichiara contrario ad accettare Obamacare, ed ancor meno
un programma “single payer”. E’ su questo scivoloso terreno di confronto politico che
Biden si accinge a tracciare le line definitive della sua agenda elettorale, che non puo’ non
fare a meno di proposte innovative che assicurino la protezione dei lavoratori americani.
Soprattutto, Biden non puo’ fare a meno dell’appoggio di Bernie Sanders. Bernie e’
riuscito ad imporre il dibattito su temi da tempo cari alla sinistra americana, respinti o
disattesi dal grosso del partito fino a tempi recenti. Non sono temi risolutivi in termini
di politica nazionale, ma sono rilevanti in funzione dell’afflusso alle urne di nuove
leve del partito democratico. Senza un tale afflusso, le possibilita’ di Joseph Biden
di prevalere su un avversario attestato in un fortino di fedelissimi sono limitate.
Gli ultimi sondaggi sono espliciti: la contesa Biden-Trump e’ data al 50-50 per cento.
Ma le cose possono cambiare rapidamente. Due mesi fa, Sanders era in testa e Biden e
Bloomberg erano secondi. In ultima analisi, molto dipende dalla persona che Biden
scegliera’ come candidato alla vicepresidenza. Sara’ una donna, stando a quanto
annunciato dallo stesso Biden. Tutti gli occhi pero’ sono puntati sulla Governatrice del
Michigan Gretchen Whitmer, che e’ all’avanguardia nella lotta contro il virus e la
condotta incompetente del presidente Trump. Biden ha bisogno della Whitmer che
puo’ garantirgli i sedici voti elettorali del Michigan. Resta il fatto comunque che l’aiuto
decisivo e’ quello della legione di giovani e indipendenti solidali con Sanders. Da solo,
Joseph Biden non ce la fara’.

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