BERNIE CONTRO TUTTI, STAMPA INCLUSA

Bernie Sanders contro tutti, ma in questo momento cruciale delle primarie
il suo maggior nemico non e’ Donald Trump, ma la congerie di aspiranti
presidenziali del partito democratico affiancata dai mezzi informazione. Che
i primi cerchino disperatamente di arrestare la marcia di Bernie verso la
nomination e’ comprensibile. Quel che invece sorprende, ma fino ad un certo
punto, e’ l’ostinazione con cui la stampa maggiore e le reti televisive americane
dichiarano Sanders ineleggibile. La ragione e’ ovvia: i poteri forti che possiedono
i media vedono in Sanders un pericolo per il loro predominio economico e
finanziario. Da tempo ormai una stampa indipendente non esiste piu’ nel
Paese che vide trionfare Joseph Pulitzer, Horace Greely, Edward Murrow, William
Nelson e I.F. Stone. Qualcosa di impensabile ha trasformato la stampa indipendente
impersonificata da quei giganti della prima meta’ del secolo scorso. Ne’ si puo’ trascurare
l’intento subdolo quando Norah O’Donnell – la “anchor” del telegiornale CBS, una modesta
presentatrice televisiva nelle poltrona che appartenne a Walter Cronkite – rivolge
a Sanders una domanda che sembra estratta dal copione elettorale repubblicano,
come Sanders possa pensare di prevalere su Trump quando l’economia americana
va a gonfie vele, come se il mandato presidenziale fosse attribuito in base al Dow Jones.
Quanto al primo nemico di Bernie, un editorialista ha osservato che la macchina elettorale di
Trump puo’ utilizzare come messaggio il quesito: “persino i democratici non si fidano di
Bernie Sanders. Perche’ dovreste fidarvi voi ?” Per un gran numero di editorialisti
dei media controllati dai grandi industriali della carta stampata e della televisione, la “Bernie
Sanders revolution” non e’ la risposta ai problemi del Paese ma una scelta che minaccia di far
saltare la maggioranza democratica alla Camera. In questa luce, Sanders non e’ altro
che il portavoce di una estrema sinistra idealista. Ed ancora, il Presidente Trump avra’ facile
gioco nel bollare i democratici tutti come scellerati socialisti, se non comunisti, intenzionati
a distruggere il capitalismo americano e ad instaurare un governo che soffoca la liberta’.
Gli aspiranti democratici partecipanti al dibattito nella Carolina del Sud sono andati molto
vicini ad una simile caratterizzazione del loro partito in termini del rischio che la candidatura di
Sanders rappresenta, secondo alcuni di loro, per una quarantina di seggi strappati ai
repubblicani nel 2018. Ne’ gli stessi avversari di Bernie hanno trascurato di dargli addosso
per aver espresso alcuni giudizi positivi per la Cuba di Fidel Castro e per le sue ripetute
condanne degli interventi degli Stati Uniti in numerosi Paesi del mondo, dall’Iran al Cile e
Guatemala.
Di fatto, Sanders ha un bagaglio di frasi infelici che portano acqua al molino
di quanti sono cresciuti durante la Guerra Fredda quando negli Stati Uniti socialismo era
pressocche’ sinonimo di comunismo. Da allora, i Baby Boomers sono invecchiati ma votano piu’
dei giovani, per i quali socialismo ha un’altra accezione, riconducibile ai Paesi scandinavi dove
lo stato gestisce programmi ad alto beneficio sociale, a cominciare dall’assistenza medica. Da
questo confronto tra socialismo filo-comunista e socialismo democratico sorge un interrogativo
di grande attualita’, se la forte popolarita’ di Sanders tra i giovani possa o meno

tradursi in un forte incremento dei suffragi tra le nuove leve di votanti. Per alcuni
politologi, ampiamente citati dalla stampa, il vantaggio elettorale di Sanders consiste in un
afflusso dei giovani alle urne molto piu’ alto del passato, cosa che secondo la stessa stampa
non succedera’. Secondo questa tesi, per credere che Sanders sia eleggibile alla pari dei
candidati moderati, Bernie dovrebbe accrescere il suo voto giovanile in misura del 30 per
cento rispetto all’elezione del 2016.
Non c’e’ alcun dubbio che le battute della coalizione anti-Sanders nel dibattito della Carolina
del Sud saranno diffuse a iosa dai megafoni elettorali di Trump ed associate all’opposizione
degli stessi aspiranti democratici alle proposte avanzate da Sanders, prime fra tutte quella di
“Medicare for All”, attaccata come disgregativa e finanziariamente inattuabile. Ma l’argomento
piu’ intrigante e’ quello prediletto dalla stampa “corporativa” che individua in Sanders il
candidato democratico preferito dal presidente repubblicano in quanto la sua candidatura
minimizza gli aspetti vulnerabili della presidenza Trump e mette in gioco la rielezione di
Congressmen democratici negli stati piu’ in bilico.
Non saranno certamente i media ad eleggere Bernie Sanders, ma potranno far
molto per negargli la presidenza. Parlano chiaro purtroppo gli eccessi che vengono
commessi quando ancora e’ in atto la corsa all’investitura democratica, una corsa
che vede Bernie decisamente in testa. I suoi sostenitori vengono diffamati come “Nazi
Brownshirts”. Un commentatore televisivo privo di autorevolezza morale, Chris
Matthews, e’ giunto a paragonare la vittoria di Sanders nel Nevada all’invasione nazista della
Francia. Da notare che Sanders e’ ebreo e che alcuni suoi parenti sono stati vittime
dell’Olocausto. Alcuni commentatori vedono l’intervento di agenti russi a favore di Sanders
ad ogni angolo di strada. Questo ed altro viene quotidianamente sciorinato in
pubblico da quella stampa che quattro anni fa diede una mano a Donald Trump
nella consultazione presidenziale pompando lo scandalo delle e.mail di Hillary
Clinton, elargendo a Trump ore e ore di pubblicita’ gratuita e lamentabilmente
ignorando o sottovalutando le reali necessita’ e gli umori dell’elettorato. Ed ora,
gli stessi media che denunciano Trump per la costante evocazione dei giornalisti come i
“nemici del popolo”, non perdono occasione per dipingere Sanders come un
democratico votato alla sconfitta, per mano – guarda caso – di un presidente che ha
trasformato l’America in una autocrazia che giorno per giorno distrugge la costituzione.
L’America contemporanea non rispecchia per alcun verso il pensiero e l’azione
della stampa dei tempi d’oro, quando i giornalisti del Kansas City Star facevano
opinione in quanto istruiti dal loro apprendistato per sondare i sentimenti e le
convizioni dei cittadini, come i clienti di un “diner” in quel di Kansas City, ed in
migliaia di piccoli centri. La stampa dei nostri giorni non sa frugare tra la
popolazione di questi centri perche’ oggi i suoi membri appartengono ad una classe di
privilegiati, provenienti da prestigiose universita’ e dalle scuole di pensiero associate
al capitalismo ed ai poteri forti. Comprensibilmente, Sanders e’ un pericolo anche
per loro.

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