BRUTTI TEMPI PER LA NATO

Il Presidente Trump ha trovato pane per i suoi denti al recente summit della NATO a Londra quando il presidente francese Emanuel Macon lo ha interrotto al termine di una inopportuna facezia a postrofandolo con un “siamo seri!”e invitandolo a parlare dei problemi dell’alleanza.Trump non l’ha presa bene anche perche’ piu’ tardi gli e’ giuntal’eco di apprezzamenti poco diplomatici di alcuni capi di governo durante una conversazione, registrata da un microfono poco distante, al margini della riunione formale. La stizza del presidente americano si e’ indirizzata al Primo Ministro canadese Trudeau che avevalamentato il forte ritardo con cui Trump si era presentato alla presentazione ufficiale. Trump ha chiamato Trudeau “two faced” ovvero doppiogiochista a motivo del solito argumento circa il mancato rispetto, da parte di molti Paesi membri della NATO, della quota di bilancio destinata all’alleanza. E’ ormai un fatto accertato, sicuramente disdicevole che la maggior parte dell’azione politica di Donald Trump nei confronti della NATO sia costituita dalla tambureggi antecritica agli alleati, rei di approfittare della protezione statunitense contribuendo scarsamente alla difesa comune.

La crisi della NATO ha radici ben piu profonde e complesse che  non la controversia con gli alleati europei per la questione del bilancio della difesa. E’ stato il presidente francese a mettere il dito sulla piaga quando ha dichiarato in un’intervista: “Quello che stiamo passando e’ la morte cerebrale della NATO”. Una espressione certamente pesante alla quale ha reagito con sdegno proprio quell presidente Trump che negli ultimi tre anni non ha fatto che impugnare la validita’ dell’alleanza atlantica, definendola “obsoleta” e trattando la sua leadership con termini sferzanti. Il senso delle parole di Macron e’ comunque chiaro: “I Paesi europei non possono piu’ affidarsi all’America perche’ difenda gli alleati NATO”. Non e’ un concetto nuovo perche’ a suo tempo il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva detto qualcosa di simile. Qualcuno negli Stati Uniti ha preso atto della svalutazione in atto in seno alla NATO ma ha evidenziato il particolare che la definizione di Macron parla di “cervello” e che quindi lo scadimento fisiologico dell’alleanza e’ quello della sua leadership e delle teste pensantiche curano la collaborazione politica e militare.

E’ evidente peraltro che tale scadimento puo’ per molti versi essere attribuito alla mancanza di una vera leadership da parte del presidente americano, preoccupato da una congerie di dissidi non solo pecuniari ma strategici, ed in modo cruciale dai conflitti tariffari per i quali Trump condanna l’Europa, colpevole di concedere aiuti di stato ad Airbus, di tassare aziende tecnologiche americane e di non fiancheggiare gli sforzi degli Stati Uniti per stabilizzare il conflitto mediorientale anche attraverso un’intesa con la Turchia, la bestia nera degli alleati europei. Purtroppo, il quadro dei rapporti tra Stati Uniti e Europa e’ piu’ scuro di quanto non appaia. Un preoccupante avvertimento e’ giunto dall’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton che e’ giunto a dichiarare che la possible rielezione di Donald Trump “porrebbe una seria minaccia alla sopravvivenza della NATO”. Lo establishment di Washington e’ pienamente cosciente di una tale pericolo ed e’ scontato che il Congresso si opporra’ ad un tale cataclismico evento. Ma una constatazione realistica si impone, ed e’ che la presidenza Trump ha provocato uno scollamento in seno alla comunita’ atlantica che non e’ stato ignorato dall’opinione pubblica americana. E’ innegabile che buona parte dell’opinione pubblica americana non valuta piu’ la comunita’ di valori con l’Europa come uno dei capisaldi della politica estera americana e meno ancora come un’obbligazione che l’America ha contratto in eterno. Solo ora, dopo tre anni di ininterrotto vilipendio delle istituzioni atlantiche da parte del president Trump ci si rende conto del danno che Trump ha apportato non solo sul piano politico-militare ma su quello altrettanto fondamentale della psicologia di un insieme di interessi che un tempo veniva definito “il mondo libero”.

Giorno per giorno in America si distingue l’emergere di un isolazionismo che varie volte ha turbato le coscienze degli americani, con un picco alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale per il quale l’America ha pagato gravi conseguenze. E’ ironico ricordare che tra coloro che si distinsero nel lottare contro l’isolazionismo ci fu un grande repubblicano, il sen. Arthur Vanderberg, che da esponente isolazionista della“America First” si trasformo’ in un leader globalista che spinse il partito repubblicano sulla strada dell’internazionalismo. Fu grazie a uomini come Vanderberg che vennero create istituzioni e alleanze che divennero pilastri del liberalismo globale. Purtroppo e’ questo liberalismo che oggi barcolla sotto i colpi di regimi illiberali e di leader mondiali come il Presidente Trump che antepongono pulsazioni populiste alle intese collaborative nel mondo. Ed ancora, l’influenza di una nuova “America First” trumpiana e’ deleteria per il futuro del GOP repubblicano, i cui senatori e rappresentanti sono al momento succubi di Donald Trump e della sua politica che tradisce i principi della Costituzione.

C’e’ da temere dunque che a settanta anni dalla creazione dellaNATO l’America rinunci al suo solenne impegno per la stabilita’ dell’Europa? C’e’ da sperare che il capo di stato dell’America dei giorni nostridica quello che fino ad oggi non ha detto, specificamente l’articolo 5 che recita: “Un attacco armato contro uno o piu’ degli alleati in Europa e nell’America del Nord sara’ considerato alla stregua di un attacco contro tutti”?

Il confronto tra Trump e Macron lascera’ il segno per un’altra importante considerazione, quella concernente un possibile supplemento alla NATO, una forza militare europea sotto l’egida dell’Unione Europea. Macron e’ da tempo un sostenitore di tale forza, che gli Stati Uniti non vedono di buon occhio. E’ superfluo notare comunque che la sua realizzazione dipende dall’appoggio americano per poter operare. Obiettivamente, Macron si preoccupa di colmare uno spazio aperto nella sicurezza europea dall’imminente distacco dell’Inghilterra a seguito del Brexit. Per quanto l’Inghilterra rimarra’ membro di pieno diritto della NATO, la sua assenza negli organi della difesa comune e di sicurezza dell’Unione Europea si fara’ sentire. Ancor piu’ serie saranno le conseguenze del ritiro britannico dalla politica dell’UnioneEuropea volta a sostenere i Paesi centro-europei e l’Ucraina con assistenza finanziaria ed economica non che’ con l’opera di promozione della democrazia. Anche questo e’ un settore dove l’imprevedibilita’ e l’ambivalenza del Presidente Trump sminuiscono l’apporto europeo agli sforzi di stabilizzazione in Europa ed altrove. Last but not least, il convegno NATO di Londra ha portato alla ribalta il contrasto tra Trump e i leader europei riguardo alla Turchia. In particolare, il presidente francese spinge affinche’ l’alleanza faccia di piu’ nei confronti del president turco Erdogan per la sua incursione militare in Siria e per l’acquisto dalla Russia del sistema di difesa antiaereo. In pratica, Macron ha sollevato il problema turco in termini che mettono in discussione l’utilita’ della Turchia nella NATO. Trump, naturalmente, non e’ di questo avviso.

In conclusione, e’ evidente che sotto la presidenza Trump negliStati Uniti si e’ manifestata una certa indifferenza verso l’Europa, anche nel sostrato psicologico dell’opinione pubblica americana. Il problema e’ che tale indifferenza e’ cruciale nei confronti della NATO, che e’ la fonte principale della stabilita’ e della fiducia nella sicurezza dell’Europa. Occorre un presidente che ricordi agli americani che l’Europa, per la quale l’America e’ scesa in guerra due volte, vale l’impegno alla sua difesa in quanto permette all’America di esercitare una forte influenza politica, economica e commerciale, quest’ultima a tutto vantaggio del suo settore privato. Ma e’ forse inutile attendersi un simile pubblico riconoscimento da parte di un presidente ostile al multilateralismo e alle tradizioni del “mondo libero.”

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