IL VOTO ITALO-AMERICANO E LA ROTTURA CON IL PASSATO

C’era un tempo in cui gli italo-americani erano fedeli elettori del partito

democratico. I loro leader erano il grande sindacalista Luigi Antonini e gli implacabili

capi di Tammany Hall, difensori degli immigrati, l’ultimo deiquali fu Carmine De Sapio.

Gli italo-americani dei nostri tempi sono una razzacompletamente agli antipodi

in fatto di partito. L’amministrazione Trump, repubblicana adoltranza e ferocemente

anti-immigrazione, vanta personaggi come il segretario di statoPompeo, l’ex

sindaco di New York Rudy Giuliani, il consigliere legale dellaCasa Bianca Pasquale

Cipollone, il “minority whip” della Camera Steve Scalise, tuttiin prima fila nel

difendere l’operato del presidente Trump e nel condannarel’unico

personaggio italo-americano assurto alla leadership del partitodemocratico, la

Speaker Nancy Pelosi. Per non parlare del giudice italo-americano Samuel Alito,

apostolo della destra conservatrice.

 

Come e perche’ gli italo-americani siano divenuti repubblicanitrumpiani e’ un discorso complesso, con radici sociali, religiose ma prevalentemente economiche. Gli italo-americani, dalleradici povere e bistrattate di immigrati ritenuti intellettualmenteinferiori, hanno

raggiunto nell’ultimo quarto di secolo la prosperita’. Da “wops” confinati ai piu’ bassi scalini della graduatoria sociale edeconomica sono saliti fino a diventare “wasp”, ossial’equivalente di bianchi di origine anglosassone. C’era un tempo in cui gli immigrati italiani non erano interessati alla politica, alle elezioni e alla naturalizzazione. La loro unica ambizione era quella di guadagnare abbastanza da portare cibo in tavola. Tragli impedimenti alla loro

assimilazione era la cattiva conoscenza della lingua inglese e la difficolta’ di accesso

alle migliori fonti di istruzione e alle professioni piu’ remunerative. Non mancavano

comunque poche eccezioni, tra le quali l’elezione del primo italo-americano alla Camera

dei Rappresentanti, Francis Spinola, seguito da Fiorello LaGuardia nel 1916. Un caso

rilevante nel processo di coinvolgimento degli italo-americaninella politica nazionale

fu quello di Generoso Pope, proprietario de Il Progresso Italo-americano, che assunse

il ruolo di “broker” tra il partito democratico e la minoranza di origine italiana.

 

A partire dagli anni trenta, furono i sindacati a promuovere e raccogliere i suffragi di quella minoranza, convincendola a sostenere il New Deal e la sua legislazione a favore del lavoro. Ma ancor prima di Frankin Delano Roosevelt, il primo candidatopresidenziale favorito dal voto italiano nel 1928 era stato ildemocratico Alfred Smith, un cattolico di origine irlandese. Col passar del tempo, la mobilitazione democratica degli etniciaiuto’ l’ascesa degli italo-americani a posizioni politiche di rilievo locale piuttosto che nazionali. In seguito, le resistenzedell’establishment anglosassone e protestante cominciarono adattenuarsi anche perche’ gli italo-americani diedero in gran parteprova di patriottismo nella seconda guerra mondiale. Ma ilmerito di aver annullato i pregiudizi va alle nuove generazioni e alla loro capacita’ di raggiungere uno status economico di paripasso con un altro gruppo, quello ebraico, che aveva sofferto la discriminazione dell’establishment “wasp”.

 

Oggi questa qualifica socio-economica ha perso il suosignificato originale, in specie per quanto riguarda l’eserciziodel potere politico. Ma e’ sorto un altro blocco elettorale capacedi votare in modo compatto a favore del partito repubblicano. Si tratta dei cosidetti “Evangelici” che oggi formano il nerbo del movimento trumpiano. E’ questa la base che sorregge ilpresidente, senza curarsi del fatto che Trump e’ la negazionedella moralita’ cristiana e dei principi di rispetto civile cheinformano la condotta religiosa.

 

Un’analisi del voto dal 1992 ad oggi nei “borough” di New York con una forte percentuale di italo- americani mostradrammaticamente la svolta a destra di quell’elettorato. La scalata alla presidenza di Donald Trump riceveva un forte impulso dall’elettorato italo-americano di Staten Island, Howard Beach e East Bronx, capisaldi dell’Old Country. E’ un dato di fatto che contrasta con la resistenza a Trump in stati con fortipercentuali di etnici di origine tedesca e scandinava. Alla base della svolta a destra degli italo-americani vi e’ la semplice constatazione che Trump ed i repubblicani hanno ottenuto il 56 per cento del voto dei bianchi negli ultimi dieci anni di elezioni. Il livello massimo di appoggio tra bianchi lo aveva raggiuntoRichard Nixon nel 1972 con quasi il 70 per cento dei voti deibianchi. In sintesi, la partecipazione politica degli italo-americani e’ cambiata con il loro emergere in un nuovo statosocio-economico. Del resto, erano parte integrante dellavittoriosa coalizione di Franklin Roosevelt che conglomerava gliimmigranti. Mentre pero’ gli italo-americani venivanocompletamente assimilati, il partito democratico passava a sostenere i diritti delle minoranze razziali e delle donne. Il distacco degli italo-americani da queste cause ed il passaggio neiranghi repubblicani erano un fatto compiuto nel 1980.

 

Oggi che si discute di “impeachment”, molti non ricordano chela piu’ famosa procedura di “impeachment”, quella cheporto’alle dimissioni di Richard Nixon, ebbe come protagonistidue italo-americani, Peter Rodino, il capo del comitatogiudiziario della Camera dei Rappresentanti, che compilo’ gliatti della procedura di “impeachment”, ed il Giudice John Sirica, che ordino’ la consegna dei nastri registrati della Casa Bianca allo stesso comitato. Fu quello l’inizio della fine per Nixon. Glischieramenti politici sono cambiati, e parecchio, da quando ilCongresso dibatteva i procedimenti a carico di Nixon e piu’ tardidel presidente Clinton. L’attuale polarizzazione  minaccia di smantellare la fiducia pubblica nel procedimento quasi giuridicodi rinvio a giudizio del presidente, facendolo apparire unoscontro partigiano senza fine anziche’ un gravoso processocostituzionale. La possibilita’ di un consenso bipartitico e’ nullamentre cresce il pericolo che gli elettori votino per un puro istinto emotivo anziche’ a seguito di una riflessione sui meriti e sulle conseguenze costituzionali degli eccessi nell’esercizio di potere dell’amministrazione Trump. Quel che e’ piu’ grave e’ la constatazione che in larga misura sono le “basi” a dettare la condotta della presidenza, del senato repubblicano e dell’opposizione democratica alla Camera.

 

Resta dunque da chiedersi, come voteranno gli italo-americaninel 2020, specialmente quelli che risiedono in tre stati cruciali, ilMichigan, il Wisconsin e la Pennsylvania, dove Trump prevalsenel 2016 per una manciata di voti? Il punto centrale e’ ancorauna volta quello di natura economica. Uno sguardo attento allasituazione economica rivela che nonostante il basso livello di disoccupazione, le capacita’ produttive dell’industria negli staticitati ed in altri si vanno drammaticamente riducendo. Altrisettori produttivi, ed in particolare l’agricoltura, accusano glieffetti della disgraziata strategia trumpiana di conflitti tariffari al punto che, come segnala l’economista Paul Krugman, il 40 per cento del reddito agricolo deriva dall’assistenza agli agricoltoridanneggiati dal confronto tariffario, da disastri naturali e daglialti costi assicurativi. Di fatto, l’America di Trump attraversaormai una mini recessione che minaccia di aggravarsi. Se e’ vero, come traspare dall’aspro dialogo politico in atto, che una maggioranza degli americani teme in misura crescente le conseguenze di un declino nazionale, c’e’ da chiedersi se importanti settori dell’elettorato, incluso quello italo-americano, non finiranno per chiedersi quali rimedi siano disponibili per scongiurare che il tenore economico, politico e spirituale dellanazione peggiori ulteriormente. Piu’ che il risultato dellaprocedura di “impeachment”, che e’ facile prevedere sara’ inconcludente, e’ la visione del futuro quella che dovrebbeinfluenzare il voto del novembre 2020. Gli italo americani, ormai “wasp” ed affluenti, sono chiamati a decidere, non in base all’ideologia o alla religione, come nel caso degli “Evangelici”, ma nell’interesse puramente economico, come sempre, delleloro famiglie.

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