JOHN BOLTON, LA MINA VAGANTE CHE MINACCIA UN CONFLITTO

La presidenza Trump passera’ indubbiamente alla storia come l’interregno del presidente piu’ incompetente e tracotante della storia americana ma il danno che Donald Trump sta arrecando all’America sopravanza il giudizio che la storia dara’ di lui, per una serie di conseguenze che vanno aldila’ di una malsana presidenza. Le ricadute storiche coinvolgono infatti il fallimento di fondamentali istituzioni americane, dalle responsabilita’ di guida dell’esecutivo a quelle del Congresso, fino all’incapacita’ dei media di tener fede alla tradizionale veste di “quarto potere”.  Sul piano politico, vi sono altre conseguenze che adesso vengono percepite in tutta la loro gravita’, primo fra tutte il danno arrecato all’architettura della sicurezza nazionale americana, complice anche l’assenza agli alti livelli governativi di uomini con la capacita’ di giudizio necessaria nella congiuntura piu’ pericolosa dal tempo della sventurata invasione dell’Irak del 2003. Due sono le ricadute storiche che colpiscono a fondo gli interessi nazionali degli Stati Uniti: la prima e’ la sfilacciatura del rapporto con l’Europa dove una nuova generazione non vede piu’ nell’America un esempio di stabilita’ democratica ed una garanzia di coesione nel rispetto dei valori reciproci, ma una rozza superpotenza che ha piu’ forze armate che diplomatici nei Paesi del mondo. Nel mese di marzo, solo settanta su un totale di 188 incarichi in capitali estere trovavano ambasciatori in carica. Per contro, forze addette ad ”operazioni speciali” erano presenti in 149 Paesi, cento in piu’ in un solo anno. E dire che lo stesso Comandante per le Operazioni Speciali Gen. Raymond Thomas avverte che “la diplomazia e’ indicibilmente critica” per la missione delle operazioni speciali, quella di assistere le forze locali.

La seconda ricaduta e’ la forte perdita di influenza e credibilita’ nel mondo islamico. L’avvento di ideologi intransigenti – come Mike Pompeo al Dipartimento di Stato e John Bolton alla Casa Bianca – rende pressocche’ impossibile una strategia di riequilibrio della presenza americana nel Medio Oriente quando si impone invece un disinnesto, anche parziale, che e’ indiscutibilmente nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. Una seria disamina storica di questo deterioramento della posizione dell’America non puo’ che prendere le mosse dalla “guerra contro il terrore” lanciata dal Presidente George W. Bush all’indomani dell’Undici Settembre. Il cambio di strategia e’ stato trasmutato dal contenimento delle minacce alla sicurezza americana agli attacchi preventivi su scala  globale. In altre parole, come segnala un importante studio della Fletcher School dell’Universita’ Tufts, l’America e’ passata dal paradigma “per prima cosa, la diplomazia, le forze armate come ultimo rimedio” a quello di “per prima cosa, le forze armate”.  Dopo un intervallo di prudenza sotto l’Amministrazione Obama, l’azione diplomatica e’ praticamente scomparsa dalla scena durante l’Amministrazione Trump: il Dipartimento di Stato e’ stato decimato ed il suo titolare, Rex Tillerson, messo alla porta in maniera brutale. Il risultato e’ che i conflitti nel Medio Oriente sono stati aggravati dal corso politico di Trump che mira a distruggere gli elementi ritenuti pericolosi per l’America senza che la diplomazia abbia modo di intervenire e moderare l’azione militare. E’ inevitabile che le perdite di militari americani aumentino, uno sviluppo che comincia a turbare fortemente il Congresso e l’opinione pubblica.

Trump pero’ persegue imperterrito la politica di escalation che appare avviata verso vendite di impianti nucleari e relativa assistenza all’Arabia Saudita, oltre che all’abbandono dello JCPA (l’intesa nucleare con l’Iran) con il forte rischio di varcare la soglia di un conflitto. L’atmosfera di pesante inquietudine si e’ fatta ancor piu’ carica con la nomina di John Bolton a Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Bolton e’ un accanito neocon che ha costantemente propugnato il cambio di regime a Teheran e bombardamenti sull’Iran, cominciando dalla centrali nucleari che sono da sempre un obiettivo del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Molti esperti di politica nucleare, come Joe Cirincione del Ploughshares Fund, la maggiore fondazione anti-nucleare, hanno reagito con profonda ansieta’ all’arrivo di Bolton. “Da questo momento – ha detto Cirincione – l’amministrazione e’ ufficialmente uscita dalle rotaie”.

Chi e’ dunque John Bolton, del quale si parla e si scrive oggi come non e’ mai successo nel caso di nomina di un consigliere presidenziale? Le sue credenziali risalgono al ruolo svolto in seno al Project for the New American Century, finanziato a suo tempo dallo stesso Netanyahu, un serbatoio di pensiero filo-israeliano che alimento’ il progetto neocon di invasione dell’Irak. Nello stesso periodo, Bolton diresse il Gatestone Institute, un gruppo di estrema destra “pro-Israele”, accusato di aver fomentato sentimenti anti-islamici. Nell’agosto 2005, Bush lo nomino’ rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ma il senato blocco’ la nomina e Bolton fu costretto a dimettersi nel Dicembre 2006. In poco piu’ di un anno al palazzo di vetro, Bolton si distinse per il suo estremismo, ed in particolare  per la sua opposizione all’International Criminal Court, un trattato internazionale, il cui Rome Statute era entrato in vigore nel luglio 2002.  

Un momento cruciale della sua virulenta campagna anti Iran venne nel Marzo 2015 quando Bolton auspico’ apertamente un attacco militare all’Iran. “Per fermare la bomba dell’Iran, bombardiamo l’Iran”, scrisse sul New York Times. Nel 2009, parlando all’Universita’ di Chicago, Bolton si espresse a favore di uno “strike nucleare” di Israele contro l’Iran. Nel 2014, giunse a definire la guerra civile in Siria “un avvenimento secondario” osservando che gli Stati Uniti dovrebbero invece prepararsi ad una guerra con l’Iran. Nell’anno successivo, Bolton raggiungeva uno zenith insensato quando proponeva la formazione di uno “stato sunnita” tale da incorporare territori della Siria e dell’Irak che avrebbero costituito “una barriera contro Assad e Baghdad alleata dell’Iran’’. La tendenza a farneticare si rivelava anche nell’argomentazione che la Cisgiordania e Gaza – definiti frammenti del defunto impero ottomano – dovrebbero essere ceduti alla Giordania e all’Egitto anziche’ venire incorporati in un territorio palestinese indipendente. La componente sionista e’ insomma fondamentale per comprendere il comportamento arrogante e oltranzista di John Bolton in qualsivoglia settore dello scacchiere internazionale. Israele e’ sin dall’inizio il fulcro dell’azione politica di Bolton al punto che, secondo numerose fonti, si sarebbe incontrato ripetutamente con agenti del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, senza ottenere preventivamente l’autorizzazione del Dipartimento di Stato. All’epoca, Bolton era sottosegretario di stato.

Un’altra costante nell’opera estremista di Bolton e’ la costante denuncia della  “illegittimità” delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali.  Nel 1994, aveva dichiarato: “Se il segretariato delle Nazioni Unite perdesse dieci piani, non farebbe la minima differenza”. Ed ancora, Bolton ha espresso in ogni occasione il giudizio che i trattati internazionali rappresentano “obblighi politici” non vincolanti per gli Stati Uniti. L’Unione Europea e’ anch’essa oggetto di disprezzo al pari di tutti quei gruppi di stati e fori internazionali le cui deliberazioni, secondo Bolton, minano la sovranita’ americana e impediscono alla leadership di Washington di agire con risolutezza nell’arena mondiale. Queste prese di posizione, nutrite da un feroce unilateralismo, sono solo una parte del curriculum del personaggio, che per tutta la sua carriera ha rappresentato una mina vagante per una responsabile politica estera fino a rappresentare la negazione di principi basilari del sistema di governo degli Stati Uniti.  

Come e perche’ un tale fanatico sia giunto ad occupare la poltrona di Consigliere per la Sicurezza Nazionale e’ attualmente al centro di congetture e di catastrofiche previsioni. La decisione del presidente di dargli quell’incarico e’ tanto piu’ sconcertante perche’ agli inizi Trump aveva respinto le pressioni di parte che proponevano Bolton per la segreteria di stato mentre il capo dello staff, il gen. John Kelly, aveva fatto del suo meglio per precludere a Bolton l’accesso all’ufficio ovale del presidente. Dietro le quinte, pero’ si era mosso sin dal giorno dell’elezione l’uomo che piu’ di ogni altro patrocina Israele negli Stati Uniti, Sheldon Adelson, l’ultra ricco magnate del gioco d’azzardo, il piu’ importante finanziatore di Trump e del partito repubblicano. Di fatto, Trump non soltanto ha accettato i cospicui contributi di Adelson ma alla resa dei conti si e’ schierato con la sua politica pro-israeliana e pro Likud. Vale la pena di ricordare che a distanza di una sola settimana da un incontro con Adelson a Las Vegas nell’ottobre 2017, il presidente ha annunciato la decisione di non certificare il rispetto iraniano dell’intesa nucleare. Tale decisione si e’ scontrata in pieno con il giudizio della Intelligence americana, della AIEA e degli alleati europei secondo cui l’Iran aveva osservato pienamente i termini di quell’intesa. Secondo Michael Wolff, autore dell’esplosivo libro Fire and Fury, Steve Bannon ha attribuito a Adelson la riuscita opera di persuasione su Trump affinche’ spostasse a Gerusalemme l’ambasciata statunitense in Israele. L’arrivo di John Bolton, uomo di Adelson, nella stanza dei bottoni  ha elevato ora la probabilita’ di una nuova guerra di scelta americana nel Medio Oriente. Questo e’ il timore degli ambienti di Washington che non sottovalutano l’identita’ di vedute di Adelson e Bolton, entrambi votati ad un confronto con l’Iran. Adelson, si rammenta negli stessi circoli, era giunto a proporre di detonare un ordigno atomico nel deserto iraniano per forzare l’Iran ad abbandonare il progetto di un’arma nucleare. In caso contrario, Adelson proponeva di sganciare una bomba atomica su Teheran. Per quanto assurda e raccapricciante, una simile prospettiva non puo’ essere ignorata in un frangente storico in cui la leadership di Washington passa dai falchi ai superfalchi. Solo un uomo ormai puo’ allontanare questa prospettiva: Donald Trump, un presidente ondivago, imprevedibile e incapace di agire con realismo, che si affida esclusivamente ai propri istinti, senza ascoltare consigli. C’e’ solo da sperare che dopo aver pagato il debito a Sheldon Adelson ed aver accolto Bolton in un posto di comando, Trump non ascolti il consigliere guerrafondaio ma in breve volgere di tempo lo metta alla porta, come ha fatto finora con ventisei funzionari della sua amministrazione.

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