La sanità dell’America: una jattura politica

I Repubblicani hanno il controllo della Casa Bianca, del Senato e della Camera dei Rappresentanti, e da anni si sforzano di distruggere l’Obamacare e di sostituirla con una loro legge per la sanità nazionale (in due versioni, una per ogni camera), ma la realtà politica di un’America spaccata a metà li condanna ad un sonoro fallimento.

Vi sono molte spiegazioni per il fatto che l’America, la nazione più ricca, non riesca a trovare una soluzione che tuteli tutti gli Americani, come avviene nei paesi democratici dove regnano regimi di “single payer” in cui è lo Stato, e non le avide compagnie di assicurazioni, ad amministrare i programmi per la tutela della salute pubblica. Ma l’unica spiegazione per il fallimento delle proposte di “health care” di marca repubblicana non può che essere questa: il Paese è afflitto da un male oscuro che colpisce proprio quel settore dell’elettorato, i populisti del colletto blu, che aveva entusiasticamente votato il plutocrate Donald Trump, propagatore di false promesse tra cui quella di assicurare assistenza medica di qualità a basso costo a tutti gli Americani. A parte l’accanimento con cui il Presidente repubblicano attacca, e in parte riesce a distruggere la legislazione sociale del suo predecessore, a cominciare per l’appunto dallo Affordable Care Act, quel che risulta inconcepibile è che i Repubblicani si ostinino a far passare come legge per la salute pubblica quella che di fatto è una drammatica revocazione della “safety net”, ossia della rete di protezione sanitaria dei cittadini americani.

L’ampiezza delle nuove disposizioni che regolano l’assistenza medica è tale che il Congressional Budget Office (CBO), un servizio congressuale indipendente, stima che la proposta congegnata in riunioni segrete della direzione repubblicana al Senato avrebbe la conseguenza di privare 22 milioni di Americani di copertura medica entro il 2026. In aggiunta, lo studio del CBO prevede che la media dei premi assicurativi per individuo salirà del 20 per cento nel 2018 e del 10 per cento nel 2019. Ed ancora, la riduzione della spesa per Medicaid, il programma che assicura la copertura medica per i poveri, registrerà un calo del 16 per cento nel numero degli assistiti entro il 2026. Per contro, il piano senatoriale – definito, con crudele eufemismo “Better Care Reconciliation Act of 2017” – porterebbe ad una riduzione del deficit federale di 321 miliardi di dollari dal 2017 al 2026. È quasi superfluo notare che il risparmio previsto per le spese federali sarebbe reso possibile dal taglio di Medicaid che, sempre secondo il CBO, toccherebbe il 26 per cento entro il 2026. Ironicamente, se la proposta senatoriale non passerà al Senato, ciò sarà dovuto al voto contrario di quattro Senatori conservatori secondo i quali la proposta in questione non soddisfa le loro richieste per il completo smantellamento di Obamacare. Occorre aggiungere che sono previsti i “no” di due Senatori repubblicani moderati, la Senatrice Susan Collins del Maine ed il Senatore Den Heller del Nevada, uno Stato in cui l’ampliamento del programma Medicaid assicurava benefici assistenziali a 210.000 indigenti.

La prospettiva di miliardi di dollari di risparmi nella spesa federale si traduce, inesorabilmente, in quella di miliardi di dollari di “tax cuts”, ossia di sgravi fiscali a beneficio dei ricchi. L’obiettivo dell’abbattimento tributario è una costante dell’ideologia repubblicana. In termini pratici, la scure che sta per abbattersi sul programma Medicaid comporta la revoca delle tasse supplementari decretate da Obamacare per i contribuenti più ricchi. Specificamente: l’incremento dello 0,9 per cento nella tassa sulle buste paga ed una tassa del 3,8 per cento sulla rendita degli investimenti per le coppie con un reddito superiore ai 250.000 dollari. Le classi più abbienti hanno anche altre ragioni per gioire: per l’abolizione di alcune tasse sulle assicurazioni, sulla manifattura e importazione di strumenti medicali, e persino per l’eliminazione di una tassa – ironicamente chiamata snooky tax – sugli esercizi che offrono il tanning, ossia l’abbronzatura artificiale. In sostanza, l’introduzione di forti sgravi fiscali in una legge che dovrebbe indirizzarsi esclusivamente alla salute pubblica permetterebbe alla maggioranza repubblicana al Congresso di varare una sequela di ampi tagli tributari a beneficio di individui e aziende, senza il pericolo di ostruzionismo parlamentare da parte democratica. La spiegazione per le manovre finanziarie dei Repubblicani è dunque chiara: i forti tagli ad Obamacare contenuti nel progetto legislativo di Mitch McConnell, il leader repubblicano del Senato, abbassano la proiezione del deficit e consentono di introdurre sgravi fiscali facendo ricorso ad un processo di “reconciliation” che elimina la possibilità di “filibuster”, vale a dire l’ostruzionismo democratico. In parole povere, la tanto decantata riforma sanitaria voluta da Trump e dalla leadership repubblicana al Congresso altro non è che un abile artifizio fiscale. La prospettiva di una riforma comprensiva del sistema sanitario americano si è allontanata anche perché gli Stati non saranno più in grado di mantenere i loro programmi assistenziali senza l’apporto finanziario federale, né saranno in grado di offrire programmi alternativi.

Vi è peraltro un contraltare che va emergendo sulla scena nazionale pur in mancanza di un’opposizione parlamentare democratica, per non parlare della incapacità degli stessi Democratici di rinnovare la loro leadership in vista delle elezioni midterm del 2018. Il Senatore Chuck Schumer, leader di minoranza al Senato, e la leader della minoranza alla Camera, Nancy Pelosi, sono oscurati dal movimento oltranzista del Senatore Bernie Sanders e non appaiono in grado di gestire le nuove ma disordinate dinamiche del partito democratico. La possibilità che la riforma sanitaria architettata da McConnell finisca nel nulla a causa della resistenza di quattro o cinque Senatori repubblicani (per bloccare l’approvazione ne bastano due) non significa che Obamacare resti intatta. L’amministrazione Trump può cancellare i benefici per certi pazienti ed eliminare l’obbligo per gli adulti, imposto da Obamacare, di procurarsi un’assicurazione, con gravi conseguenze sul finanziamento e funzionamento del sistema.

Il fatto centrale comunque è un altro: quello del favore, superiore al 50 per cento, di cui gode Obamacare tra i cittadini americani. Paradossalmente, se la proposta di legge imposta da McConnell dovesse essere approvata, la percentuale di Americani contrari aumenterebbe spingendo il partito repubblicano sul ciglio di un burrone elettorale. Il risultante backlash, ossia il contraccolpo presso l’elettorato potrebbe sospingere i Democratici oltre la soglia dei 24 seggi congressuali necessari per riconquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti. Fino a questo momento, solo il 12 per cento degli Americani è favorevole alla proposta McConnell; per contro, Trump gode ancora del favore del 40 per cento degli elettori che lo hanno votato lo scorso Novembre. Può sembrare riduttivo, ma è un fatto che la diseguaglianza che caratterizza gli Stati Uniti si manifesta in termini così aspri al Congresso dove la maggioranza ignora i doveri di solidarietà verso le classi povere. Né si scorge alcuna volontà dei due partiti di moderare l’atmosfera di duro confronto al punto che il Senatore McConnell sceglie di svolgere la sua opera distruttiva di Obamacare in gran segreto, giustificando tale comportamento con l’accusa ai Democratici di non voler collaborare. Gli interessi del welfare nazionale vengono ultimi mentre quelli dei più ricchi contribuenti e delle industrie salgono al vertice. Di fatto, il quadro del disordine rampante nell’America contemporanea non è solo la conseguenza delle provocazioni del Presidente Trump e dei suoi disastrosi ordini esecutivi, ma anche di una politica di opposizione democratica che, a ben vedere, non riesce a cambiare alcun voto favorevole a Trump. Qualcuno ha osservato, acutamente, che questo è il risultato dell’abilità di Trump di cambiare il discorso con gli insultanti twitter che lo pongono al centro del caos che egli stesso crea. La tempesta che infuria sulle proposte congressuali per la riforma della sanità, in particolare quella partorita dalla commissione senatoriale, non mancherà di arrecare danni al partito repubblicano. Vero è che Trump è riuscito a farsi eleggere Presidente facendo leva sulle ansietà e sulle legittime istanze di cambio di una classe media frustrata e facilmente manipolata. I Democratici devono riconoscerlo e presentare un programma politico affermativo, facendo tesoro di quello che un loro grande protagonista al Congresso, lo Speaker Tip ÒNeill, andava ripetendo: “tutta la politica è locale”. Il liberalismo tecnocratico delle grandi città ha perso la partita contro il populismo dei piccoli centri. È lì che i prossimi leader democratici dovranno lavorare.

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