Profanando Colombo

Il tiro a segno contro Colombo e’ in pieno svolgimento. Un branco di presunti storici, paladini dei diritti umani, araldi della correttezza politica, nativisti assortiti e revanscisti indigeni hanno trovato in Colombo il bersaglio ideale. Di conseguenza, il Columbus Day non e’ piu’ una festività in America, e’ il giorno dell’obbrobrio che deve essere ricordato per il dolore e la sofferenza che la scoperta dell’America ha arrecato alle popolazioni indigene.

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Il monumento di Colombo deturpato dai nativisti.

Berkeley ha dato il via sconsacrando il Columbus Day nel 1992, cinquecento anni dopo cheil navigatore italiano era sbarcato in un’isoletta dei Caraibi. Poi e’ stata la volta di altre città come Minneapolis che lo scorso aprile ha ribattezzato il 12 Ottobre “Giornata dei Popoli Indigeni”. L’ultimo ad entrare in scena e’ stato il consiglio comunale della città di Seattle che ha cancellato il Columbus Day dopo aver ascoltato un capo indiano americano il quale assicurava che “nessuno ha scoperto Seattle, Washington”. Per la cronaca, erano stati gli indiani americani a condannare per primi Colombo e la sua scoperta dell’America attraverso un nuovo sodalizio di patrocinio pubblico. Agli indiani certamente non mancano i bersagli. I Washington Redskins del football sono soltanto il più recente.

Di fatto, gli indiani americani sono una piccola parte del movimento che profana la memoria di Colombo come un miserando incidente della storia. Per un numero crescente di critici, Colombo ha portato stragi, malattie, sfruttamento e oppressione per le popolazioni indigene. Ovviamente non l’ha fatto di persona ma ha creato le condizioni perchè venissero commessi tali e tanti crimini contro l’umanità. L’accusa dominante e’ quella di genocidio.

Tra i primi a scagliarsi contro il Columbus Day figurano coloro che nel 1934, quando il Presidente Roosevelt sancì la celebrazione, l’attaccarono perchè ai loro occhi appariva influenzata da un’organizzazione cattolica che i critici osteggiavano come emanazione del Vaticano e, stando a un noto copione, degli italo-americani che a quel tempo erano esposti a discriminazione insieme con ebrei e altri immigranti dall’Europa meridionale.

Gli italo-americani dei giorni nostri non soccombono senza reagire e protestano per il trattamento riservato a Colombo. Essi considerano la temuta abolizione del Columbus Day alla stregua di un’offesa al loro senso di orgoglio e di identità nel mondo spalancato dal loro connazionale. Di sicuro, il tentativo di sopprimere una radicata festività americana e’ un futile esercizio. L’America non e’ un mondo perfetto; oltretutto, i crimini contro gli indiani americani furono commessi dai pionieri di ceppo inglese e nord-europeo.

La denigrazione di Colombo procede di pari passo con altre recenti rivelazioni che sminuiscono la sua impresa. Qualcuno ha tirato fuori una storia secondo cui fu un altro italiano ad arrivare per primo nel territorio americano, Marco Polo, che avrebbe messo piede in Alaska alla metà del tredicesimo secolo. Stando ad una serie di vecchie pergamene, l’esploratore veneziano avrebbe scoperto il nuovo continente due secoli prima di Colombo ed avrebbe persino tracciato una mappa delle Isole Aleutine e della costa dell’Alaska.

L’ultimissima sparata contro Colombo e’ quella di un lobbista di Washington che ha appena pubblicato un libro in cui sostiene che il merito della scoperta dell’America va attribuito a due fratelli andalusiani, Martin e Vicente Pinzón, che navigarono con Colombo nella prima traversata del 1492. Secondo il lobbista, i due fratelli erano i veri eroi della spedizione e Colombo si sarebbe appropriato del loro successo. Ma non basta, perchè mentre i fratelli Pinzón vengono osannati come splendidi navigatori, Colombo e’ definito “un ciarlatano che non comandò una nave in tutta la sua vita”.

Una simile insensatezza accompagna molti scritti che diffamano Colombo riscrivendo la storia dei suoi viaggi e drammatizzando le atrocità che i nemici di Colombo gli addebitano. Di fatto, accuse di “tirannia” accompagnarono gli ultimi anni del navigatore che fu arrestato e imprigionato con i suoi fratelli finchè Re Ferdinando non lo riabilitò. Ironicamente, il più grave fallimento di Colombo fu nell’aver pensato di essere sbarcato nella costa orientale dell’Asia. Fu Amerigo Vespucci, che giunse nelle nuove terre anni più tardi, a dedurre che non erano parte dell’Asia ma di un nuovo continente. In forza di questa deduzione, e grazie ad un cartografo tedesco, fu Vespucci a dare il suo nome al continente.

Per quanto sia indubbio che le popolazioni indigene dell’America Centrale soffrirono orribilmente per mano dei conquistatori spagnoli (i Tainos di Hispaniola scomparirono), il revisionismo che colpevolizza Colombo travalica ogni realtà storica. La campagna dei consigli comunali e delle organizzazioni indigene ha tutto l’aspetto di una dissacrazione fine a se stessa e non contribuisce alcunché alla comprensione degli avvenimenti storici legati alla scoperta dell’America. Ogni americano desideroso di capire Colombo puo’ cominciare col leggere Samuel Eliot Morison, l’autorità di Harvard autore di “Admiral of the Ocean Sea”. Oggigiorno, esistono storici bene intenzionati, niente a che vedere con il lobbista di Washington, che hanno frugato negli archive storici e da essi hanno estratto informazioni illuminanti. In particolare, il giornalista Ruggero Marino ha trovato documenti che rivelano che Papa Innocenzo VIII fu il maggior ispiratore e sostenitore della spedizione.

La tesi di Ruggero e’ che Colombo condivideva il sogno dei Templari secondo cui cristiani, ebrei e musulmani sarebbero vissuti insieme nella Nuova Gerusalemme e che il viaggio di Colombo nell’Atlantico mirava ad aprire una nuova via per l’Asia e a trovare una terra su cui costruire la Nuova Gerusalemme. Sotto questa luce, Re Ferdinando ed il suo agente, il Pontefice spagnolo Alessandro VI, avrebbero condotto una campagna di disinformazione contro Colombo che e’ durata cinquecento anni ed e’ riuscita ad occultare le finalita’ del viaggio. Colombo emerge dai nuovi studi come un personaggio alquanto diverso dalla comune agiografia, una figura di mistico e rivoluzionario, immagine speculare di Papa Innocenzo VIII.

La nuova disquisizione sulla visione ecumenica di Colombo non ripara, sfortunatamente, il revisionismo sfrenato che fa di lui il catalizzatore di un asserito genocidio. Ma questo e’ soltanto l’ultimo in una lunga serie di oltraggi che vanno ben oltre l’atto derogativo del consiglio di Seattle o la rimozione della statua di Colombo da una piazza centrale di Buenos Aires per installare al suo posto Juana Azurduy, una guerrigliera rivoluzionaria della Bolivia. Colombo e’ finito a Mar del Plata, un luogo di villeggiatura sull’oceano. Mancano notizie dagli amministratori di due capitali di stati americani che recano il nome di Colombo, nell’Ohio e nella Carolina del Sud, oltre che dal Distretto di Columbia, ossia dalla capitale americana, dove qualche anno fa la statua di Colombo, collocata in un bel monumento nel piazzale della Union Station, e’ stata deturpata da vernice rossa simbolica del sangue.

Juana Azurduy de Padilla, la guerrigliera boliviana

E’ giunto insomma il momento di dire “basta!” a tutti coloro che praticano lo sport di profanare la memoria di Cristoforo Colombo. Il retaggio di Colombo e’ che quando l’America fu scoperta, e’ rimasta scoperta, come segnalava il Congressman Peter Rodino, passato alla storia come censore del Watergate. Tutti coloro che vivono e prosperano in America dovrebbero ricordare che esistono in virtù di un uomo, un navigatore che fece dell’America un caposaldo nella coscienza dell’umanità.

 

 

 

 

Vedi: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.com

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