Sistemi pensionistici a rischio. La solida storia della Social Security americana non può cambiare il futuro

 

Anche negli Stati Uniti, il sistema pensionistico federale, ancorato alla Social Security, corre rischi ma fortunamente per gli americani c’è tempo per rimediare. Quando Franklin Delano Roosevelt istituì la Social Security era così sicuro di avere garantito il futuro del sistema assicurativo del governo da affermare che nessun “maledetto politico” avrebbe potuto recargli danno.
Sono passati 76 anni ed il sistema funziona al punto che la grande maggioranza degli americani oltre i 65 anni non ha sofferto le conseguenze della recessione grazie ai benefici della Social Security e del programma federale di sanità per gli anziani, la Medicare. Eppure c’è qualche “maledetto politico”, in questo caso una modesta figura di governatore del Texas, Rick Perry, che accusa la Social Security di essere “uno schema alla Ponzi”.

Ma chi era costui? Si chiamava Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi, e di schemi per frodare la gente ne aveva più di uno. Il più noto era quello con cui diceva di lucrare la differenza tra i buoni postali emessi in dollari e quelli in varie valute europee, promettendo ricchi interessi agli investitori. Si trattava naturalmente di uno schema finanziario detto a piramide con il quale Ponzi pagava gli investitori iniziali con i contributi di quelli successivi. Agli inizi, lo schema di Ponzi fece furore, poi di colpo crollò, tanto che persino sei banche di Boston, che avevano investito nel marchingegno di Ponzi, furono costrette a dichiarare fallimento. Ponzi finì in prigione ma dal 1920 ad oggi gli schemi Ponzi, destinati a crollare in quanto richiedono aumenti esponenziali degli investitori per sostenere il flusso finanziario, continuano a fare vittime tra gli avidi e i creduloni in tutto il mondo.

Paragonare la Social Security ad uno schema Ponzi è non solo indice di sconcertante ignoranza del meccanismo previdenziale americano da parte di un “maledetto politico” che per giunta aspira alla presidenza, ma è anche un insulto a tutti coloro che oggi godono di una vecchiaia tranquilla grazie al programma sociale, per non dire socialista, del Presidente Roosevelt.
Lo stesso Ronald Reagan non aveva mancato di elogiarlo affermando nel 1983: “il sistema di Social Security deve essere preservato”. Questo non significa che la Social Security sia priva di una problematica finanziaria che è già stata affrontata in varie occasioni e che necessita ancora di interventi giudiziosi per la sua preservazione. La problematica è presto detta: gli americani vivono molto più a lungo che non negli anni trenta ed oggi ci sono meno lavoratori che contribuiscono al fondo rispetto al numero di pensionati.

Nella sua sparata contro la Social Security, il governatore Perry ha affermato che “è uno schema Ponzi quando i giovani di 25-30 anni pagano per un programma che corre il rischio di chiudere”.  Di fatto, lo schema Ponzi è, per definizione, una frode. La Social Security dura invece da 76 anni e non ha mai mancato un pagamento ai pensionati.
I fondi provengono dai contributi versati come “payroll tax” sulla busta paga del lavoratore e da una tassa equivalente versata dal datore di lavoro. La trattenuta della “payroll tax” è del 6,2 per cento su buste paga fino a 106.800 dollari. I contributi sono obbligatori ed il lavoratore potrà percepire gli assegni del fondo pensionistico a partire dai 62 anni ma in percentuale ridotta rispetto a coloro che sceglieranno l’opzione di riceverli all’età di 67 anni. Ma è già in atto un innalzamento dell’età pensionabile in base al quale la pensione non può essere percepita prima dei 67 anni da coloro che sono nati a partire dal 1960.

La problematica specifica è questa: nel 2037 la Social Security incasserà un gettito totale della “payroll tax” sufficiente a coprire solo i tre quarti dei benefici dovuti. Sono infatti ben 78 milioni i “baby boomers”, ossia gli americani nati tra il 1946 e il 1964, che finiranno per attingere alla Social Security e che godranno di una aspettativa di vita ben più lunga dei loro padri. Nel Dicembre 2010, 54 milioni di americani ricevevano i benefici della Social Security. Ma si calcola che tra 75 anni ben 122 milioni di americani percepiranno la pensione della Social Security. Anche in America, tra le misure in discussione per rimpolpare le casse della Social Security vi è ovviamente quella di innalzare le soglie dell’età pensionabile. Portandola a 68 anni il deficit previsto verrebbe ridotto di un terzo. Di recente, lo Speaker della Camera Boehner ha proposto di portarla ai 70 anni, ma ha incontrato una forte resistenza.
C’è però un altro problema: il governo federale ha attinto alle casse della Social Security per finanziare altri programmi, con il risultato che ora deve rivolgersi ai mercati che finanziano il debito pubblico per reperire i fondi necessari alla Social Security ed al finanziamento del debito di bilancio federale. Per l’anno in corso il deficit della Social Security sarà di 46 miliardi di dollari e continuerà fintanto che il “trust fund”, il meccanismo di contabilità, non si sarà esaurito nel 2036.
Sono queste prospettive di disavanzo che provocano la condanna dei conservatori americani, che hanno sempre osteggiato con pervicacia il programma “socialista” di FDR e il New Deal. È inevitabile comunque che a breve scadenza venga posto rimedio al deficit con un programma misto di tagli ai benefici e di aumenti della tassazione. Una soluzione proposta dai conservatori e favorita dall’ultima Amministrazione Bush, quella di privatizzare il sistema, è stata respinta con indignazione dai democratici e soprattutto dai pensionati. Tale è l’opposizione a radicali trasformazioni della Social Security da incutere estrema prudenza ai candidati repubblicani. La Social Security viene infatti considerata un “terzo binario”, in altre parole chi tocca i fili muore.

Qualche dato aiuta a capire come funziona la Social Security. Per ricevere benefici occorrono almeno 62 anni, ed un minimo di dieci anni di versamenti. L’ammontare della pensione dipende da quanto il lavoratore ha guadagnato e quindi contribuito, dall’età in cui sceglie di andare in pensione, e dalla presenza di un coniuge. La pensione media è di 1,182 dollari al mese. Il 22 per cento degli anziani fa affidamento sulla Social Security per almeno il 90 per cento del proprio fabbisogno finanziario. Il 56 per cento dei pensionati sono donne. Nel 2009, gli assegni della Social Security hanno mantenuto nove milioni di donne di età superiore ai 65 anni al disopra del livello di povertà. Lo scorso anno, gli americani sono scivolati sotto tale livello con una percentuale assai maggiore di quella degli ultimi quattro decenni. I più vulnerabili sono persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni: uno su dieci vive sotto il livello di povertà. Gli americani di età superiore ai 65 anni invece sono sfuggiti alla morsa della recessione. Secondo statistiche dell’Ufficio del Censo, solo l’8,9 per cento erano sotto la soglia di povertà nel 2009. Nel 1959, la percentuale degli anziani poveri era del 35 per cento. Di fatto, gli americani ricevono dalla Social Security molto di più di quanto non abbiano versato nel loro passato lavorativo. Una ragione di più per bollare la dichiarazione demagogica del “maledetto politico” che paragona la Social Security ad uno schema Ponzi. Incidentalmente, Carlo Ponzi morì nel 1949 in un ospizio per indigenti a Rio de Janeiro, all’età di 66 anni. L’autore della sua biografia ha commentato in modo asciutto: “In America, avrebbe potuto godere della Social Security”.

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